Una vita piena di significato – Parashat Chukat 5786

 In Parashà della Settimana

di Rav Shmuel Rabinowitz, Rabbino del Kotel e luoghi sacri in Israele

tradotto ed adattato da David Malamut

La Parasha di Chukat si apre con uno dei temi più caratteristici della Torah: le leggi dell’impurità e della purezza rituale. La morte simboleggia l’assenza di vita, e questo stato è definito nella Torah come tumah (impurità rituale). Una persona vivente, il cui scopo è agire, creare e compiere la volontà di Dio, è colpita dall’incontro con la realtà dell’assenza di vita. Il cammino per tornare a uno stato di taharah (purezza rituale) passa attraverso la connessione con ciò che simboleggia la vita: immergere tutto il corpo in un mikveh contenente “acque vive“, ovvero acqua piovana raccolta naturalmente senza intervento umano. Come afferma la Torah:

<<È questa la legge: Quand’uno muoja in un padiglione, chiunque entri nel padiglione, e qualunque oggetto vi sia nel padiglione, sarà impuro per sette giorni>> (Numeri 19, 14)

Anche i Saggi compresero questo versetto a un livello più profondo:

Reish Lakish disse: Da dove sappiamo che le parole della Torah perdurano solo in colui che ‘si uccide’ per esse? Come è scritto:

Questa è la Torah: quando un uomo muore in una tenda.

(Trattato di Berachot 63b)

La Torah insegna che i valori autentici richiedono impegno e sforzo. Una persona che rimane legata ai propri valori solo quando le fa comodo farà fatica a mantenerli nel tempo. Come dice il proverbio: “Ciò che si ottiene facilmente, si perde facilmente”. Il vero impegno si mette alla prova nella volontà di sacrificarsi, perseverare e continuare anche quando il cammino è difficile.

Ecco come Rabbi Moses ben Maimon, il Rambam, espresse questo concetto:

Le parole della Torah non perdurano in coloro che studiano tra lusso, cibo e bevande, ma solo in colui che si dedica ad esse, che disciplina costantemente il proprio corpo, che non concede sonno agli occhi né riposo alle palpebre. I Saggi dissero che la Torah perdura solo in colui che ‘si sacrifica’ nelle tende degli studiosi.” (Mishneh Torah, Hilchot Talmud Torah 3, 12)

Da ciò scaturisce uno degli ideali centrali dell’ebraismo: mesirut nefesh, il sacrificio di sé. Questo non si riferisce solo all’alto ideale ebraico di dare la propria vita per la santificazione del Nome di Dio, per quanto importante di per sé. Piuttosto, significa la disponibilità a rinunciare al comfort, al tempo, al denaro e agli interessi personali in nome di un valore superiore. Nel corso della storia, gli ebrei hanno persino sacrificato la propria vita piuttosto che abbandonare la propria fede, credendo che una vita vissuta in contraddizione con i loro valori più profondi non sia una vita completa.

Nel profondo, ogni essere umano cerca un significato. Quando la vita è guidata unicamente dal comfort e dal piacere, si sviluppa un senso di vuoto e la ricerca di appagamento continua senza soddisfazione.

Questa domanda ha occupato l’umanità nel corso della storia. Una delle sue espressioni moderne più famose è il libro “L’uomo in cerca di senso” dello psichiatra ebreo e sopravvissuto all’Olocausto Viktor Frankl. Dagli orrori dei campi di concentramento, Frankl concluse che la ricerca di un significato è un bisogno umano fondamentale. Cita il filosofo Friedrich Nietzsche: “Chi ha un perché per cui vivere può sopportare quasi qualsiasi come“.

Ogni cosa al mondo trae il suo significato da qualcosa che trascende se stessa. Una sedia esiste per servire la persona che vi si siede, un tavolo serve per il pasto e il cibo serve a sostenere la vita umana. Si potrebbe continuare a porsi questa domanda riguardo a ogni oggetto: qual è il suo scopo? Cosa gli conferisce significato? In definitiva, però, sorge la domanda più importante: qual è lo scopo dell’essere umano e qual è il senso della nostra vita?

Affinché la vita abbia un significato autentico, deve esistere un valore o un ideale superiore che una persona consideri degno di devozione, qualcosa per cui sia disposta a investire, a impegnarsi e persino a sacrificarsi. Non perché desideri morire per esso, ma perché desideri vivere alla sua luce.

Questa è la forma ideale di mesirut nefesh descritta dalla Torah. Non si tratta necessariamente di dare la propria vita, ma della disponibilità a rinunciare a comodità effimere, lussi mondani e all’attrazione delle mode passeggere per rimanere fedeli alla verità in cui si crede. Questo è il significato più profondo dell’insegnamento dei Saggi su chi “si uccide nella tenda della Torah“: per vivere secondo i propri valori, si è disposti persino ad abitare in una semplice tenda, scegliendo una vita ricca di sostanza e significato piuttosto che una che appare semplicemente affascinante o allettante. Questa scelta quotidiana è la più completa e profonda espressione di sacrificio di sé.

Haman il Malvagio aveva già compreso questa verità. I ​​Saggi raccontano che, dopo aver decretato la distruzione del popolo ebraico, egli cercò di osservare la loro reazione. Con sua grande sorpresa, li trovò seduti nella sala di studio, immersi nello studio delle leggi che regolavano il servizio dei sacerdoti nel Tempio. La cosa gli sembrò sconcertante: si trovavano di fronte a una minaccia esistenziale e il Tempio stesso non esisteva più. Eppure, fu proprio in quel momento che Haman comprese il segreto della loro forza. Un popolo capace di rimanere fedele ai propri ideali e alla propria fede anche in circostanze così avverse non vive soltanto nel presente o secondo le circostanze immediate. È connesso a una realtà più grande di sé e, pertanto, possiede la forza di resistere a qualsiasi minaccia esterna.

Questa rimane una delle maggiori sfide della nostra generazione. Quanto più la società offre alle persone opportunità, comfort e piacere, tanto più pressante diventa la domanda su quale sia, in definitiva, il vero scopo di tutte queste cose. Gli esseri umani cercano uno scopo superiore che giustifichi i loro sforzi, guidi le loro scelte e dia significato alla loro esistenza. La vera domanda non è semplicemente cosa ci piace, ma per cosa siamo disposti a sacrificare, impegnarci e dedicare la nostra vita. In larga misura, la risposta a questa domanda plasmerà il carattere della società umana negli anni a venire.

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