Identità, persone, voce, impatto e futuro. Sono i cinque temi lungo i quali si è sviluppata la seconda parte degli Stati Generali di domenica a Roma.
Cinque tavoli, anche in questo caso con rappresentanti Ucei e dell’associazionismo ebraico, chiamati separatamente a discutere ed elaborare proposte, poi presentate e discusse nel secondo pomeriggio dagli Stati Generali al completo.
Per il tavolo identità è stato rav Ariel Di Porto a riferire all’assemblea di come l’ebraismo italiano sia in primo luogo “plurale” ma anche un ambiente in cui si registrano anche «difficoltà a identificarsi» associate «a una certa tendenza al vittimismo e alla chiusura, paura, legate al post 7 ottobre ma anche con origini più lontane». In altri paesi, è stato rilevato, il tema della frammentazione identitaria è stata declinata in movimenti paralleli che non parlano fra di loro mentre «in Italia questo è avvenuto molto meno» grazie al collante del criterio halachico, «che unisce senza distinzione osservanti e non osservanti: su questo principio è stata basata l’unità nella differenza». Il collante per alcuni è la lingua ebraica e per altri la Torah (più la sua conoscenza che la sua osservanza). Da cui l’invito a «uscire dal vittimismo individuale e comunitario: il collante c’è». Dal tavolo è anche arrivata la richiesta di una maggiore offerta di corsi di lingua per migliorare la socializzazione e allargare l’esperienza di Reshet alle comunità piccole e al sud.
Per il tavolo persone ha parlato l’assessore Ucei agli Affari legali, Paolo Gnignati, facendo il punto sul tema “leader di domani”. Il tavolo, ha spiegato Gnignati, ha individuato tre direttive per lo sviluppo della leadership ebraica di domani: rabbinica, politica e professionale, con l’ultima «che è poi chiamata a garantire la continuità anche della leadership politica». Ed è emerso l’assoluta necessità del raccordo fra leadership rabbinica e politica poiché gli interventi dei leader ebraici nella società sono basati sui valori e le leggi della nostra tradizione. Il tavolo ha anche registrato una forte crescita della professionalità in ambiente ebraico. Gnignati ha poi ricordato come l’impianto di studi e di programmi del Collegio Rabbinico Italiano risalga a più di 100 anni fa e che oggi, per esempio, si nota come i suoi discenti siano in misura crescente non giovani appena usciti da scuola ma adulti in cerca di una nuova formazione. Anche la professione rabbinica è in via di trasformazione. Il tavolo, al quale hanno partecipato fra gli altri il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e rav Gianfranco Di Segni, ha appreso che, nel quadro di un aggiornamento dei programmi del Cri, per ottenere il titolo di chacham sarà necessario aver prestato servizio in una comunità.
Della discussione in seno al tavolo futuro ha riferito la presidente dell’Age (Avvocati e giuristi ebrei) Fabiana Di Porto. Fra i temi affrontati c’è stata la formazione permanente per gli adulti, educatori, dirigenti e famiglie; un maggiore coinvolgimento dei giovani nella leadership comunitaria e dell’impatto dell’intelligenza artificiale. Il tavolo ha anche affrontato il tema del cosiddetto neomarranesimo, ossia la tendenza di alcuni ebrei a nascondere la propria identità per evitare tensioni in un ambiente segnato da crescente ostilità. In plenaria, Eléna Mortara ha rilevato come l’ambiente universitario italiano, a parte qualche corso di ebraico antico, sia molto carente in termini di storia dell’ebraismo, storia del sionismo, storia di Israele, del quale si parla, semmai, solo come teatro di conflitto.
Ruben Della Rocca, assessore Ucei alla Memoria e al futuro, ha riferito della discussione del tavolo impatto, ovvero cosa stanno vivendo le comunità ebraiche italiane dal post 7 ottobre. L’esito, sulla scorta di quanto ascoltato la mattina, è stato dato dare spazio ai giovani e responsabilizzarli, mettendo in campo azioni che prevedano la compattezza e l’unità delle varie comunità. E questo è stato anche un monito dettato alla plenaria. Il tavolo ha anche sottolineato che gli strumenti da utilizzare sono quelli per la lotta antisemitismo, a cominciare dalla cultura. Serve «farci conoscere, mettere in campo sinergie con altre componenti della società in un’ottica di apertura e non di isolamento, fermo restando come scritto da rav Roberto Della Rocca in un articolo sul numero di luglio di Pagine Ebraiche, che l’isolamento è a volte una risorsa e non un limite quando serva a ricompattarsi e ad andare all’esterno con nuovo impulso».
Il tavolo voce, al quale hanno partecipato i professionali della comunicazione e dell’informazione presenti agli Stati generali, ha preso atto della battaglia impari in termini di risorse fra un fronte antisionista e antiebraico, e gli sforzi di una minoranza per un’informazione priva di distorsioni e ideologie. È stata la consigliera Ucei Sabrina Cohen a riferire all’assemblea come dal tavolo sia giunta, fra le altre, la raccomandazione a sostenere tutte le personalità della cultura, della musica o della spettacolo – sulla scia di Erri De Luca, Edoardo Bennato, Francesco De Gregori – che si astengono dal prendere posizione contro Israele a dispetto della narrativa dominante. Più in generale è giunto l’auspicio di un rafforzamento delle energie che l’Ucei dedica a comunicare e a mantenere un atteggiamento propositivo e costruttivo anziché semplicemente reattivo.
A conclusione delle presentazioni, il giornalista 24enne Ruben Caivano, ha “intervistato” Livia Ottolenghi sulla giornata appena svolta e su come intenda procedere dopo gli Stati Generali. «Da domani», ha risposto la presidente Ucei, «in Giunta e in Consiglio avremo modo di fare tesoro e di elaborare i messaggi di oggi. È la parola-chiave della giornata secondo me è autostima: lo è lo studio, la formazione, la leadership. Rappresentare la propria identità e quello che si vuole fare. E c’è autostima», ha proseguito, «nel dare forma a quello che si vuole dire, e rafforzare la propria presenza nella società. Anche parlare di futuro, di costruzione è un segno di autostima, perché crediamo a quello che stiamo facendo». E qual è, ha chiesto Caivano, l’identità di un ebreo? Risposta: «È avere dei valori forti da rappresentare in ogni momento della vita».
dan.mos.


