Sempre attuale – Parashat Devarim 5786
di Rav Shmuel Rabinowitz, Rabbino del Kotel e luoghi sacri in Israele
Tradotto ed adattato da David Malamut
Il quinto libro della Torah, noto come Mishneh Torah (“Ripetizione della Torah“), è dedicato principalmente a riepilogare i comandamenti, gli statuti e le leggi impartiti al popolo ebraico nei quattro libri precedenti. Contiene inoltre le parole di rimprovero rivolte da Mosè alla nazione alla vigilia dell’ingresso nella Terra d’Israele, insieme al suo commiato, alle benedizioni e agli insegnamenti destinati al popolo che aveva guidato dall’Esodo dall’Egitto fino alla soglia della Terra Promessa.
Nell’ambito di questo processo, la Torah descrive un’ulteriore iniziativa con cui Mosè preparò la nazione alla vita nella Terra d’Israele:
<<Nell’anno poi quarantesimo, nel primo giorno del mese undecimo, Mosè parlò ai figli d’Israel, secondo tutto quello ch’ il Signore gli comandò (di dire) ad essi. Dopo avere sconfitto Sihhòn re degli Emorei, che risiedeva in Hheshbòn, ed (aver battuto) in Edrei Og re di Basciàn, che abitava in Ashtaròt. Alle rive (cioè) del Giordano, nel paese (in addietro) di Moàb, Mosè intraprese di dichiarare quell’ammonizione, con dire:>> (Deuteronomio 1, 3-5)
Rashi commenta:
«Egli la spiegò loro in settanta lingue».
Ciò solleva una domanda ovvia. Il popolo ebraico stava per entrare nella propria terra e diventare una nazione che viveva sul proprio suolo, unita da un’unica lingua: la Lingua Santa. Perché, dunque, fu necessario spiegare la Torah in settanta lingue? La lingua in cui la Torah era stata data non era forse sufficiente e pienamente compresa dall’intera nazione?
Inoltre, nel corso delle generazioni, i saggi d’Israele furono estremamente cauti nel tradurre la Torah in altre lingue, per timore che le nazioni del mondo potessero accedere alla Torah e ai suoi segreti più profondi. Una delle date tragiche commemorate nel calendario ebraico segna il giorno in cui il re Tolomeo costrinse i saggi ebrei a tradurre la Torah in greco. Com’è possibile, allora, che Mosè stesso abbia tradotto la Torah in tutte le lingue del mondo?
Il commento HaKetav VeHaKabbalah da parte di Yaakov Tzvi Mecklenburg (sul Deuteronomio) spiega:
“L’intento non riguarda le lingue di altre nazioni: quale beneficio ne avrebbe tratto Israele? Né i nostri Saggi abbandonarono la propria lingua a favore di quella di un altro popolo. Piuttosto, essi usano spesso il termine lashon (‘lingua’) per indicare un’intenzione o un’interpretazione. Pertanto, l’espressione ‘settanta lingue’ allude a settanta interpretazioni, in linea con l’insegnamento secondo cui ‘la Torah possiede settanta sfaccettature’, ovvero molteplici dimensioni interiori che vanno oltre il suo significato letterale.”
Secondo questa spiegazione, “settanta lingue” sta per “settanta interpretazioni”, coerentemente con il noto insegnamento dei Saggi secondo cui la Torah ha “settanta volti”. Tuttavia, esiste un principio fondamentale secondo cui “la Scrittura non si allontana mai dal suo significato letterale”; di fatto, la maggior parte dei commentatori ha interpretato Rashi alla lettera, ritenendo che Mosè avesse realmente spiegato la Torah in settanta lingue diverse.
I grandi maestri del pensiero chassidico offrono un’altra spiegazione. Mosè previde che il popolo ebraico avrebbe affrontato esili futuri; li preparò dunque alla realtà che li attendeva, quando sarebbero stati dispersi tra le nazioni e avrebbero dovuto studiare la Torah in molte lingue diverse affinché non venisse mai dimenticata.
Tuttavia, anche questa spiegazione lascia una domanda in sospeso. I saggi di ogni generazione non avrebbero potuto tradurre la Torah man mno che se ne presentava la necessità? Perché fu necessario che fosse proprio Mosè a farlo in quel preciso momento, poco prima che il popolo entrasse nella Terra d’Israele?
Sembra che venga insegnato un principio molto più profondo.
Una delle affermazioni comuni riguardo alla Torah è che essa non sia più pertinente alle realtà mutevoli della vita moderna. Eppure, uno dei Tredici Principi di Fede afferma che la Torah è eterna e non sarà mai sostituita.
La generazione che ricevette la Torah sul Monte Sinai sapeva come comportarsi in ogni situazione. La Torah – la Torah della Vita – offriva una guida chiara per ogni interrogativo e ogni sfida. Ma col passare delle generazioni, le lingue cambiano, gli stili di vita si evolvono e la realtà stessa assume nuove forme. Naturalmente, si potrebbe iniziare a pensare che la Torah appartenga al passato e non parli più al presente. Fu proprio per questo motivo che Mosè spiegò la Torah in settanta lingue.
Non si trattava di una semplice questione di traduzione. Era il dono della capacità eterna della Torah di parlare a ogni generazione nella sua lingua, attraverso i suoi concetti e all’interno della realtà del suo mondo. In ogni epoca, in ogni luogo e in ogni circostanza, la Torah conserva il potere di illuminare il cammino e di guidare le persone nel modo in cui devono vivere. La Torah in sé è una e immutabile, eppure il suo messaggio pratico può essere espresso in modo nuovo in ogni generazione.
Quando Mosè tradusse la Torah nel “linguaggio della vita” di ogni generazione, fece sì che ogni ebreo, in ogni epoca, non si limitasse a studiare una tradizione tramandata dalla storia; è piuttosto come se egli ascoltasse le parole direttamente dalla loro fonte originale, proprio come furono impartite al Sinai.
Così come la prima generazione seppe con certezza come doveva vivere, allo stesso modo ogni generazione può udire la voce della Torah che parla direttamente alla realtà del proprio tempo.
Questa consapevolezza è alla base della fede di ogni ebreo. Dio rinnova continuamente l’opera della Creazione giorno dopo giorno, e l’esistenza stessa del mondo poggia sulla santa Torah, attraverso le cui lettere e combinazioni di lettere il mondo stesso è stato creato. Ne consegue che nulla è più attuale della Torah. Le sue leggi, i suoi valori, la sua integrità, la sua moralità e i principi sociali che essa infonde hanno accompagnato l’umanità attraverso le generazioni. Mentre il mondo continua a progredire e a svilupparsi, appare sempre più chiaro che la Torah è davvero una Torah di Vita, capace di offrire un cammino retto e duraturo a chiunque la accolga: e nulla potrebbe essere più attuale di questo.


