Sukkot 5787 – Tutto su Sukkot

 In Festività

Sukkot 5787 – Tutto su Sukkot

di Rabbi Jack Abramowitz, dal sito https://www.ou.org/

tradotto da david Malamut

 

Fatta forse eccezione per Chanukah/Hannukah (che, a seconda di chi si interpella, può avere fino a venti varianti di grafia), Succos/Sukkos/Succot/Sukkot è forse la festività che conta il maggior numero di modi per essere scritta (e scritta in modo errato) in inglese. Ma di cosa si tratta?

 

Bella domanda! Cos’è Succot?

Cos’è Succot? (O meglio: “Cos’è Sukkot?”) Nel corso del mese di Elul e dei primi dieci giorni di Tishrei, abbiamo attraversato un periodo di crescente introspezione, pentimento ed espiazione. È un’esperienza purificante e catartica ma, a dire il vero, può risultare emotivamente piuttosto logorante. Tuttavia, cinque giorni dopo Yom Kippur, a partire dal 15 di Tishrei, è tempo di festeggiare!

Succot è una festa della durata di una settimana che commemora due aspetti. Innanzitutto, è una festa del raccolto; la Torah definisce Succot chag ha’asif (la festa della raccolta – vedi, ad esempio, Esodo 23:16). Inoltre, durante Succot ricordiamo come Dio fece dimorare il popolo ebraico in capanne (succot) durante i quarant’anni di peregrinazione nel deserto. (Il Talmud – Succah 11b – riporta un’opinione secondo cui, anziché riferirsi semplicemente alle capanne materiali in cui risiedevano gli Israeliti, la festa simboleggia le “Nubi di Gloria” con cui Dio protesse i nostri antenati nel deserto).

 

Ottimo! Quindi, quando cade Succot?

Quando cade Succot? Dal punto di vista biblico, Succot si svolge dal 15 al 21 di Tishrei. A questa festività segue immediatamente Shemini Atzeres, il 22 di Tishrei. Al di fuori di Israele, tuttavia, la festa dura un giorno in più. Il secondo giorno di Shemini Atzeret (23 Tishrei) è chiamato Simchat Torah. (In Israele, Shemini Atzeret e Simchat Torah coincidono nello stesso giorno). Il mese di Tishrei corrisponde a settembre o ottobre del calendario civile.

Il primo giorno di Succot in Israele – e i primi due giorni altrove – è yom tov, ovvero un giorno caratterizzato da restrizioni lavorative simili a quelle dello Shabbat. Anche Shemini Atzeret e Simchat Torah sono giorni di yom tov. I giorni intermedi sono chiamati chol hamoed – “i giorni di mezza-festa della festa“. In questi giorni vigono alcune restrizioni lavorative, ma sono molto più flessibili rispetto a quelle previste per lo yom tov.

 

 

Cosa si fa durante Succot?

 

Oh mamma, Succot ha così tante mitzvot (precetti) e usanze! (Davvero, spero di non dimenticarne nessuna!) Senza un ordine particolare, ecco le principali:

 

 

 

Agitare le Quattro Specie

 

Comunemente indicate come “lulav ed etrog”, in realtà le specie utilizzate durante Succot sono quattro (in ebraico: arba minim): lulav, etrog, hadassim e aravot (rispettivamente: un ramo di palma, un cedro, rami di mirto e rami di salice). Ogni giorno (tranne che di Shabbat), le quattro specie vengono agitate nelle quattro direzioni cardinali, oltre che verso l’alto e verso il basso. Questo gesto simboleggia l’onnipresenza di Dio e il Suo dominio su ogni cosa.

 

Esistono diverse spiegazioni riguardo al simbolismo delle quattro specie. Per esempio, il lulav ricorda la colonna vertebrale, l’etrog il cuore, le hadassim gli occhi e le aravot le labbra: tutte parti del corpo che dovremmo orientare al servizio di Dio.

 

Un’altra spiegazione osserva che il lulav ha sapore ma non profumo, le hadassim hanno profumo ma non sapore, l’ etrog possiede entrambi e le aravot nessuno dei due. Queste specie rappresentano quattro tipologie di ebrei: chi possiede conoscenza della Torah, chi compie buone azioni, chi non ha né l’una né le altre e chi le possiede entrambe. Tutte e quattro le specie vengono riunite insieme perché, se ne mancasse anche solo una, saremmo tutti incompleti.

Dimorare nella Succah

Per tutta la durata della festa di Succot, i pasti vengono consumati in una succah (letteralmente una capanna o un padiglione, da cui la festa prende il nome). Le pareti della succah possono essere realizzate in qualsiasi materiale, purché resistano al vento normale, mentre il tetto deve essere fatto di vegetazione non lavorata (chiamata schach). Una succah deve avere almeno tre pareti e lo schach deve garantire più ombra che sole durante il giorno, pur permettendo di vedere le stelle di notte. È meritevole decorare la propria succah con cura e bellezza.

Alcuni alimenti, come pane, dolci e vino, possono essere consumati solo all’interno della succah, mentre altri, come frutta e acqua, possono essere consumati altrove. Alcuni seguono l’usanza di non mangiare nulla al di fuori della succah. C’è anche chi vi dorme all’interno. Alle donne è certamente consentito mangiare nella succah, ma non vi sono obbligate. Inoltre, in caso di malattia o di pioggia (o di caldo o freddo eccessivi, ecc.), si è esentati dall’obbligo di mangiare nella *sukkah*.

Esiste l’usanza di accogliere nella propria succah sette figure storiche del popolo ebraico: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Aronne, Giuseppe e Davide. Questi ospiti sono chiamati ushpizin (termine aramaico che significa “ospiti”) e ciascuno di essi è l'”ospite d’onore” in una delle sere di Sukkot.

Hallel e Hoshanot

Durante Succot si recita l’Hallel (ovvero i Salmi 113-118), come avviene nella maggior parte delle festività. Una particolarità di Succot, tuttavia, è che le “Quattro Specie” vengono tenute in mano per tutta la durata della preghiera e agitate in momenti specifici.

Dopo l’Hallel (nella maggior parte delle comunità, sebbene le usanze varino), i fedeli, con le Quattro Specie in mano, seguono il celebrante in un percorso all’interno della sinagoga recitando le Hoshanot. Queste preghiere speciali per la salvezza prendono il nome dall’espressione hosha na – “ti prego, salva” o “salva ora“. L’ordine delle Hoshanot varia a seconda del calendario.

Hoshana Rabbah

 

L’ultimo giorno di Chol HaMoed (che è in realtà l’ultimo giorno di Succot, dato che *Shemini Atzeret* è tecnicamente una festività distinta) è chiamato Hoshana Rabbah – “la grande Hoshana“. È il momento conclusivo per la definizione dei decreti scritti a Rosh Hashanah e sigillati a Yom Kippur. Hoshana Rabbah è l’unico giorno dell’anno – al di fuori di Shabbat o Yom Tov – in cui si recita la versione lunga e speciale di Pesukei deZimra (i versetti di lode che costituiscono la prima parte della preghiera mattutina). In questo giorno, dopo aver recitato ulteriori Hoshanot, si percuote un fascio di rami di salice, anch’essi chiamati (in questo contesto) hoshanot.

Kohelet (Ecclesiaste)

Durante lo Shabbat di Succot si legge Kohelet (o *Koheles*), il libro biblico dell’Ecclesiaste. Questo libro, scritto da Re Salomone, tratta della vanità di trascurare la propria crescita spirituale a favore di occupazioni mondane. Succot è il momento ideale per riflettere su questo messaggio, poiché lasciamo la comodità delle nostre case per abitare in capanne precarie che richiamano la Divina Provvidenza che veglia su di noi.

 

Simchat Beit HaShoeivah

La Mishnah (Rosh Hashanah 1:2) insegna che durante la festa di Sukkot il mondo viene giudicato in merito alla quantità di pioggia che riceverà. Di conseguenza, nel Tempio venivano effettuate speciali libagioni d’acqua sull’altare. Questa cerimonia era accompagnata da canti, danze, giocoleria con torce fiammeggianti e ogni altro tipo di festeggiamento. Il luogo in cui veniva attinta l’acqua era chiamato Beit HaShoeivah (il luogo dell’attingimento); pertanto, la celebrazione prese il nome di Simchat Beit HaShoeivah – la gioia del luogo dell’attingimento. La festa era così gioiosa che la Mishnah (Sukkah 5:1) afferma che chi non ha mai visto la Simchat Beit HaShoeivah non ha mai visto una vera gioia. Ancora oggi, una celebrazione gioiosa di Sukkot viene definita Simchat Beit HaShoeivah.

 

Wow, hai ragione: è davvero tanto! Ma che dire di Shemini Atzeret e Simchat Torah?

A Simchat Torah danziamo con la Torah. Questo richiede una spiegazione preliminare. Durante Sukkot, nel Tempio venivano offerti settanta tori: tredici il primo giorno, dodici il secondo, e così via (13+12+11+10+9+8+7=70). Questi settanta tori venivano offerti per conto delle settanta nazioni del mondo. A Shemini Atzeret, invece, veniva offerto un unico toro, per conto del popolo ebraico.

Il Talmud (Sukkah 55b) spiega che, poiché Sukkot viene celebrata per conto del mondo intero, Shemini Atzeret è come una festa privata conclusiva. Dio invita il popolo ebraico a trattenersi un giorno in più, dopo che tutti gli altri se ne sono andati, per trascorrere del tempo prezioso con Lui, in un rapporto diretto e intimo.

A Simchat Torah completiamo il ciclo annuale di lettura della Torah e ricominciamo dal racconto della Creazione nella Genesi. Tutti i rotoli della Torah vengono estratti dall’Arca e i fedeli compiono sette giri, chiamati hakafot, accompagnati da canti e danze. (Ricorda: Simchat Torah non è una festività a sé stante, bensì il secondo giorno di Shemini Atzeret. Come già accennato, in Israele Shemini Atzeret e Simchat Torah coincidono in un’unica giornata.)

C’è altro?

Sì! Succot è in realtà la nostra festività più gioiosa. Nelle preghiere la definiamo z’man simchatenu (“il tempo della nostra gioia”) e il Talmud la chiama semplicemente chag (“la festa”). Dunque, anche se Succot potrebbe non ricevere la stessa attenzione di Pesach, Yom Kippur o Chanukkah, non è certo un’occasione da trascurare o sottovalutare!

 

 

 

 

 

 

Hoshana Rabbah

 

 

L’ultimo giorno di Chol HaMoed (che è in realtà l’ultimo giorno di Succot, dato che *Shemini Atzeret* è tecnicamente una festività distinta) è chiamato Hoshana Rabbah – “la grande Hoshana“. È il momento conclusivo per la definizione dei decreti scritti a Rosh Hashanah e sigillati a Yom Kippur. Hoshana Rabbah è l’unico giorno dell’anno – al di fuori di Shabbat o Yom Tov – in cui si recita la versione lunga e speciale di Pesukei deZimra (i versetti di lode che costituiscono la prima parte della preghiera mattutina). In questo giorno, dopo aver recitato ulteriori Hoshanot, si percuote un fascio di rami di salice, anch’essi chiamati (in questo contesto) hoshanot.

 

Kohelet (Ecclesiaste)

Durante lo Shabbat di Succot si legge Kohelet (o *Koheles*), il libro biblico dell’Ecclesiaste. Questo libro, scritto da Re Salomone, tratta della vanità di trascurare la propria crescita spirituale a favore di occupazioni mondane. Succot è il momento ideale per riflettere su questo messaggio, poiché lasciamo la comodità delle nostre case per abitare in capanne precarie che richiamano la Divina Provvidenza che veglia su di noi.

 

 

Simchat Beit HaShoeivah

 

 

La Mishnah (Rosh Hashanah 1:2) insegna che durante la festa di Sukkot il mondo viene giudicato in merito alla quantità di pioggia che riceverà. Di conseguenza, nel Tempio venivano effettuate speciali libagioni d’acqua sull’altare. Questa cerimonia era accompagnata da canti, danze, giocoleria con torce fiammeggianti e ogni altro tipo di festeggiamento. Il luogo in cui veniva attinta l’acqua era chiamato Beit HaShoeivah (il luogo dell’attingimento); pertanto, la celebrazione prese il nome di Simchat Beit HaShoeivah – la gioia del luogo dell’attingimento. La festa era così gioiosa che la Mishnah (Sukkah 5:1) afferma che chi non ha mai visto la Simchat Beit HaShoeivah non ha mai visto una vera gioia. Ancora oggi, una celebrazione gioiosa di Sukkot viene definita Simchat Beit HaShoeivah.

 

 

Wow, hai ragione: è davvero tanto! Ma che dire di Shemini Atzeret e Simchat Torah?

A Simchat Torah danziamo con la Torah. Questo richiede una spiegazione preliminare. Durante Sukkot, nel Tempio venivano offerti settanta tori: tredici il primo giorno, dodici il secondo, e così via (13+12+11+10+9+8+7=70). Questi settanta tori venivano offerti per conto delle settanta nazioni del mondo. A Shemini Atzeret, invece, veniva offerto un unico toro, per conto del popolo ebraico.

Il Talmud (Sukkah 55b) spiega che, poiché Sukkot viene celebrata per conto del mondo intero, Shemini Atzeret è come una festa privata conclusiva. Dio invita il popolo ebraico a trattenersi un giorno in più, dopo che tutti gli altri se ne sono andati, per trascorrere del tempo prezioso con Lui, in un rapporto diretto e intimo.

A Simchat Torah completiamo il ciclo annuale di lettura della Torah e ricominciamo dal racconto della Creazione nella Genesi. Tutti i rotoli della Torah vengono estratti dall’Arca e i fedeli compiono sette giri, chiamati hakafot, accompagnati da canti e danze. (Ricorda: Simchat Torah non è una festività a sé stante, bensì il secondo giorno di Shemini Atzeret. Come già accennato, in Israele Shemini Atzeret e Simchat Torah coincidono in un’unica giornata.)

C’è altro?

Sì! Succot è in realtà la nostra festività più gioiosa. Nelle preghiere la definiamo z’man simchatenu (“il tempo della nostra gioia”) e il Talmud la chiama semplicemente chag (“la festa”). Dunque, anche se Succot potrebbe non ricevere la stessa attenzione di Pesach, Yom Kippur o Chanukkah, non è certo un’occasione da trascurare o sottovalutare!

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