Quando due piccoli Comuni scelgono di uscire dal coro

 In Attualità

di Giulio Disegni, Coordinatore del Progetto Meridione Ebraico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

Anni fa forse sarebbe stato normale. Non ci saremmo stupiti, perché il clima di amicizia, condivisione e attenzione positiva ci aveva abituati a un mondo diverso. Oggi, invece, in un tempo attraversato da pregiudizi duri a morire, da parole sempre più assordanti e da slogan che pesano come macigni, incontrare voci capaci di uscire dal coro, di lanciare messaggi diversi e di raccogliere sfide che sembravano appartenere a un’altra stagione è quasi un privilegio.
Per questo ciò che è accaduto nei giorni scorsi in due piccoli Comuni della Calabria non può essere sottaciuto. Al contrario, merita di essere raccontato e amplificato.
A Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, l’amministrazione comunale, insieme a un’associazione culturale cittadina che già nel 2008 aveva dedicato ai Giusti delle Nazioni il suo giardino più bello, ha sottoscritto, sotto l’egida dell’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, una Carta di particolare significato.
È un patto civico che mette al centro il dialogo, la fraternità, la dignità dell’essere umano, la memoria, il rispetto di tutte le fedi, la libertà religiosa e il riconoscimento delle diversità, nella consapevolezza dei valori sanciti dalla Costituzione italiana.
Un atto che non ha bisogno di molte parole per essere definito per quello che è: un gesto di coraggio e, insieme, di grande responsabilità.
Cittanova sceglie di uscire dal coro. E invita enti, associazioni, amministrazioni comunali e cittadini a sottoscrivere un patto per contrastare il clima di odio, razzismo e antisemitismo che attraversa il nostro Paese e, più in generale, il nostro tempo.
È un gesto di cui possiamo essere fieri.
E quasi a sottolineare che non si tratta di un episodio isolato, il giorno dopo la firma della Carta di Cittanova, un altro piccolo Comune calabrese, San Giorgio Morgeto, nell’Aspromonte, ha inaugurato tra le sue vie un antico percorso dedicato alla riscoperta delle radici ebraiche del borgo.
Un percorso per riportare alla luce una presenza che per secoli ha fatto parte della storia del paese e per restituirle un volto attraverso il ricordo del lavoro, della vita quotidiana e delle persone che quelle strade le hanno percorse e abitate.
Non è certamente l’unico luogo d’Italia a custodire tracce di presenze ebraiche e di una storia fatta anche di scambi, incontri e contaminazioni culturali. Ma è significativo che San Giorgio Morgeto abbia scelto di riscoprire quelle radici proprio oggi.
In un momento in cui tornano a innalzarsi muri di diffidenza, pregiudizi e luoghi comuni; in cui parole d’ordine e stereotipi sembrano passare da una persona all’altra, da un luogo all’altro, quasi in un interminabile telefono senza fili. E in cui falsità che credevamo confinate al passato tornano invece a circolare con una preoccupante facilità.
Cittanova e San Giorgio Morgeto hanno scelto un’altra strada.
Una strada fatta di memoria, dialogo, conoscenza e rispetto. Due iniziative diverse, ma accomunate dalla volontà di non lasciarsi trascinare dal clima del momento e di riaffermare, attraverso gesti concreti, valori che appartengono alla nostra storia e alla nostra Costituzione.

Giulio Disegni, Coordinatore del Progetto Meridione Ebraico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

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