Perché la Meghila di Rut viene letta a Shavuot?
di Rabbino Shlomo Sorin Rosen (dal sito www.dvartora.ro)
Tradotto da David Malamut
Esiste un’antica tradizione, osservata in molte comunità ebraiche in tutto il mondo, che prevede la lettura o lo studio della Megillat Rut (il Libro di Rut) durante la festività di Shavuot, che quest’anno celebreremo tra pochi giorni. Il tema del libro è piuttosto noto, in quanto narra la storia di Rut, una donna moabita che si converte all’ebraismo.
Ambientato al tempo dei “Giudici” (Rut 1:1), il libro inizia con Elimelec e sua moglie Naomi che lasciano Betlemme con i loro due figli a causa di una carestia in Israele. I due ragazzi sposano donne moabite, poi muoiono sia loro che Elimelec, e Naomi decide di tornare a Betlemme. Non volendo rendere loro la vita difficile, esorta le sue due nuore, Orpa e Rut, a non seguirla e a rimanere nella terra di Moab. Orpa alla fine la abbandona, ma Rut sceglie di unirsi a lei, pronunciando una profonda dichiarazione di fede e devozione: “Dove andrai tu, andrò anch’io; dove alloggerai tu, alloggerò anch’io; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio il mio Dio. Dove morirai tu, morirò anch’io e là sarò sepolta” (Rut 1, 16-17). Tornate a Betlemme, povere e addolorate, Rut e Naomi vivono insieme. Per mantenersi, Rut inizia a spigolare nei campi, finché non giunge al campo di Boaz, un ricco parente di Elimelec, che la protegge e accetta di riscattarla prendendola in moglie. Rut diventa la moglie di Boaz, con il quale ha un figlio, Obed, che a sua volta ha un figlio, Davide.
La tradizione ebraica offre numerose ragioni per cui questa particolare storia viene letta a Shavuot, la festività in cui si celebra il Dono della Torah sul Monte Sinai. In breve, e tenendo presente che ciascuno dei temi menzionati di seguito potrebbe costituire l’oggetto di un saggio a sé stante, ecco dieci ragioni (il numero è stato scelto per corrispondere ai Dieci Comandamenti) per cui l’ebraismo ha associato la Megillat Ruth a questa festività:
- Ricevere/Accettare la Torah: la conversione di Rut all’ebraismo e l’accettazione della fede e della religione mosaica sono in sintonia con il tema della festa di Shavuot, quando l’intero popolo ebraico, riunito ai piedi del Monte Sinai, affermava all’unisono: “Tutto ciò che il Signore ha detto, lo faremo e gli obbediremo” (Esodo 24, 7). Attraverso la sua dichiarazione a Naomi, Rut diventa così simbolo di tutti i convertiti all’ebraismo, di tutti coloro che assumono su di loro stessi l’alleanza tra Dio e il popolo d’Israele e, implicitamente, il destino millenario del popolo ebraico (cfr. Midrash, Rut Rabbah 2, 12).
- Genealogia di Re Davide: Re Davide, discendente dell’unione tra Rut e Boaz, nacque e morì a Shavuot (cfr. Talmud Haghiga 12a). Il legame tra lui e Rut, esplicitamente menzionato anche nel testo della Meghillah, è dettagliato e interpretato dai rabbini nel Talmud, trattato Bava Batra 14b.
- Tempo della mietitura: Gli eventi narrati nel Libro di Rut si svolgono durante la mietitura dell’orzo e del grano, un periodo dell’anno che coincide con la fine della primavera e l’inizio dell’estate, ovvero esattamente con la festa di Shavuot. Commentando il versetto 1, 22 del Libro di Rut, Rashi menziona esplicitamente l’offerta dell’Omer, un sacrificio di orzo raccolto nei primi giorni di Pesach. Secondo i versetti biblici e le interpretazioni rabbiniche, Shavuot è anche la Festa della Mietitura, celebrata sette settimane dopo Pesach, al termine del conteggio dell’Omer.
- Gentilezza/Benevolenza: Un tema centrale del Libro di Rut è quello della gentilezza (cfr. Malbim, commentario su Rut 2, 20). Shavuot, in quanto celebrazione del ricevimento della Torah, si inserisce perfettamente in questo tema che occupa un posto di rilievo nell’insieme dei valori ebraici. Proprio come Rut fu gentile con sua suocera Naomi, proprio come Boaz fu gentile con Rut, così anche Dio è stato gentile con il Suo popolo, offrendogli la liberazione fisica dall’Egitto, la vocazione spirituale sul Sinai e poi proteggendolo e prendendosene cura nel corso della storia.
- Crescita spirituale: Il percorso spirituale di Rut, dalle sue umili origini moabite al suo ruolo di nonna del grande re Davide, è un’allusione al percorso spirituale di Israele, dalle sue umili origini come schiavo in Egitto fino al ricevimento dell’alleanza con Dio sul Sinai (cfr. il Gaon di Vilna, commentario su Rut 1, 1).
- Unità e fratellanza: La storia di Rut ha come temi centrali sia l’unità che la fratellanza, paralleli all’unità e allo stretto legame con i nostri antenati, che si trovavano insieme ai piedi del Monte Sinai quando ricevettero la Torah. Commentando il versetto 1, 16 del Libro di Rut, rabbi Moshe Alshich offre la seguente spiegazione: “Le parole di Rut a Naomi esprimono un profondo impegno che va oltre la semplice fratellanza. Rut non solo promette di essere leale a Naomi come sua nuora, ma esprime anche la sua completa conversione e accettazione della fede ebraica e del suo popolo“.
- Devozione: La profonda devozione di Rut verso Naomi e verso la sua nuova fede rispecchia la devozione del popolo ebraico verso la Torah e Dio (cfr. Abarbanel, nella sua introduzione al Libro di Rut).
- L’importanza della Legge Orale (Torah she’beal pe): In Gevurot Hashem, un commentario al Libro dell’Esodo del Maharal di Praga (Rabbi Loew ben Bezalel), numerosi esempi tratti dal Libro di Rut sono offerti a dimostrazione dell’importanza della Legge Orale nell’ebraismo. Ad esempio, l’istituzione del matrimonio basato sul levirato, che rende possibile il matrimonio di Rut e Boaz, è menzionato nella Torah scritta (Deuteronomio 25, 5-10), ma le sue regole precise sono un argomento dettagliato nella Legge Orale. Lo stesso vale per le leggi relative al processo di conversione all’ebraismo o quelle riguardanti l’aiuto ai poveri e il loro diritto di spigolare spighe o covoni dal campo altrui. Tutti questi concetti, che compaiono anche nel Libro di Rut, sono effettivamente menzionati esplicitamente nella Torah, ma trovano le loro “regole di applicazione” solo nella Legge Orale, ricevuta – secondo la tradizione – insieme alla Legge Scritta, anch’essa sul Monte Sinai, nel quadro dell’evento sul Monte Sinai.
- Ricompensa e punizione: nelle pagine del libro, gli eroi della storia giungono a ricevere ciò che meritano. La gentilezza mostrata da Rut verso Naomi e da Boaz verso Rut viene ricompensata con una vita di abbondanza e una discendenza prestigiosa. Al contrario, il rifiuto del parente anonimo di Naomi di riscattarla (Rut 4,1 e 4,6) comporta la perdita del diritto di essere menzionato per nome nel libro e anche del diritto di contribuire in modo significativo al futuro del popolo ebraico. I concetti di ricompensa e punizione, estremamente importanti nell’ebraismo, sono alla base dell’alleanza stipulata da Dio con gli ebrei sul monte Sinai (cfr. Ramban).
- L’era messianica: indubbiamente, la storia di Rut è una storia di salvezza personale, ma il finale (cfr. Rut 4, 18) le conferisce anche una dimensione nazionale e teologica (cfr. Sforno). Re Davide, menzionato alla fine del libro, è il simbolo della redenzione finale attraverso il suo successore in tutti i secoli, l’unto (il Mashiach) che sarà il catalizzatore dell’era messianica, un’era di pace, spiritualità e riconoscimento universale di Dio.
Un ultimo collegamento, che menziono separatamente perché non è tanto concettuale o ideativo, quanto ispirato alla numerologia ebraica (ghematria). In ebraico, il nome di Rut ha il valore numerico di 606 (resh = 200; vav = 6; tav = 400), un totale che simboleggia il numero dei comandamenti divini che Rut assunse con la sua conversione all’ebraismo, su un totale di 613 della Torah, ovvero in aggiunta alle 7 leggi noachidi, universali per tutta l’umanità, che era già tenuta a osservare prima della sua conversione.
Naturalmente, come ho detto, il legame tra Rut e Shavuot è un argomento che meriterebbe molte altre righe e spiegazioni. Mi fermo qui, tuttavia, con la speranza che questi collegamenti aprano la vostra curiosità allo studio, all’approfondimento e alla spiritualità, per celebrare Shavuot come dovrebbe essere, con un rinnovamento del legame che abbiamo assunto con Dio e con l’alleanza stipulata da Lui con i nostri antenati sul Monte Sinai.
Hag Shavuot Sameah!


