Parashat Rèe
Nella nostra Parashà troviamo un versetto particolare:
«Quando il Signore, il tuo Dio, avrà ampliato i tuoi confini, come ti ha promesso, e tu dirai: “Voglio mangiare carne”, perché l’anima tua desidera mangiare carne, potrai mangiarne secondo tutto il desiderio della tua anima.» (Devarim, 12, 20)
Rav Kook, il primo Rabbino Capo d’Israele, spiega in modo molto significativo questo versetto nel suo libro Chazon HaTzimchoniyut veHaShalom (La Visione del Vegetarianismo e della Pace):
“C’è qui un velato rimprovero del saggio e un’osservazione di confine. Finché la tua moralità interiore non si disgusta della carne degli animali, come già ti disgusti della carne umana – e per questo la Torah non ha dovuto scrivere un divieto esplicito su di essa, perché l’uomo non ha bisogno di ammonizione riguardo a ciò che ha già acquisito come concetto naturale – è come se fosse detto apertamente: quando giungerà il tempo in cui lo stato morale dell’umanità aborrirà la carne animale, per il disgusto etico che essa suscita, allora la tua anima non desidererà più affatto mangiare carne e non ne mangerai. Infatti, “le parole della Torah si interpretano: da un’affermazione si deduce una negazione, e da una negazione si deduce un’affermazione” (Sifrì e Rashì a Deuteronomio 11).”
Nei versetti 20–21 ricorre ben tre volte la parola “taavà” (desiderio). Questo ci insegna che il consumo di carne è permesso, ma non è un ideale. La Torah concede, ma lega il permesso non a un valore, bensì a una spinta di desiderio. Per questo, pur traducendo taavà con desiderio, secondo Rav Kook si potrebbe forse rendere meglio con brama, che evoca una passione intensa, non elevata.
La Torah procede secondo un metodo graduale:
Ad Adamo ed Eva non fu affatto permesso mangiare carne.
Dopo il Diluvio, in un mondo moralmente degradato, fu concesso mangiarla perché l’umanità doveva anzitutto elaborare il valore della vita umana e distinguere tra l’omicidio – proibito – e la macellazione degli animali – permessa in questa fase come concessione temporanea.
Nel deserto, con il dono della Torah, fu permesso mangiare carne solo se portata come sacrificio nel Santuario.
Nella nostra parashà invece la carne viene permessa ovunque, non solo nel Santuario, ma accompagnata da molte restrizioni – tra cui il divieto di mangiare sangue, che viene a distinguerci dalle bestie. Qui troviamo un fondamento profondo e interessante di tutte le leggi della kasherut, spesso formulate in termini di compassione verso gli animali.
Nel nostro mondo assistiamo a un grande progresso morale, ma anche a molta confusione. Talvolta proprio chi si presenta come “morale” può arrivare a generare gravi distorsioni etiche.
La società moderna consuma quantità enormi di carne – ed è un pericolo. D’altro lato, vi sono forti tendenze che cercano di promuovere il vegetarianismo e di ridurre il consumo di carne. È una tendenza positiva, ma pretese morali troppo elevate, imposte a chi non è pronto, rischiano di generare nuove distorsioni.
La Torah ci ha già indicato questa direzione – ma per gradi. Non siamo ancora arrivati, ma la strada è già tracciata. E forse, proprio in questo punto, la nostra comunità sa distinguersi 😉
Shabbat Shalom a tutti 🌻🥂
Rav Tomer Corinaldi



