Forza e sensibilità – un duplice messaggio dalla Parashà di Shoftim

 In Dall'Ufficio Rabbinico, Parashà della Settimana

La nostra Parashà è piena di temi legati alla conduzione di uno Stato.

Ci sono molti argomenti complessi.

Certamente vi sono dettagli che appartengono a tempi diversi e non tutto possiamo comprenderlo o applicarlo direttamente ai nostri giorni.

Quello che però possiamo sempre trarre dalla Torah sono i principi, le idee centrali e la guida spirituale.

Vorrei parlare di due principi che emergono dalla Parashà e che, secondo me, sono estremamente rilevanti anche per il nostro tempo:

  il rapporto con la paura in guerra

  e la responsabilità per ogni persona uccisa.

 Riguardo all’uscita in guerra, il sacerdote si rivolge al popolo e dice:

“I soprintendenti, seguitando a parlare al popolo, diranno: Chi è pauroso, e molle di cuore, vada e torni al casa sua; onde il cuore de’ suoi fratelli non si liquefaccia come il suo.”

(Devarim/Deuteronomio 20,8)

Più avanti, la Torah parla di un caso in cui viene trovato un cadavere e non si sa come sia morto. In questa situazione la Torah comanda un rito speciale: gli anziani della città più vicina devono portare una giovenca come forma di sacrificio e assumersi la responsabilità di questa morte, dicendo:

“Le nostre mani non hanno versato questo sangue, e i nostri occhi non l’hanno visto.

Perdona, Signore, al tuo popolo Israel, che hai liberato [dalla schiavitù egiziana], e non porre in mezzo al tuo popolo Israel [la colpa, la responsabilità del versato] sangue innocente! E così verrà loro perdonato l’omicidio.”

(Devarim/Deuteronomio 21,7–8)

Queste due cose sembrano opposte.

Da una parte la Torah ci comanda di combattere in certe situazioni e ci richiede forza interiore e coraggio nell’uscire in guerra, che secondo il Talmud e la maggior parte dei commentatori deve sempre essere preceduta da un appello alla pace.

Chi non ha la forza psicologica e la resilienza per affrontare la guerra deve tornare indietro, affinché non influenzi negativamente gli altri combattenti.

I soldati devono essere determinati e forti psicologicamente per raggiungere la vittoria.

Dall’altra parte, la Torah ci impone una responsabilità altissima per la vita di ogni persona, anche se non sappiamo come è morto. La sensibilità per la vita umana deve essere un valore fondamentale, perciò gli anziani devono assumersi la responsabilità e chiedere perdono ad Hashem anche per una morte inspiegabile.

Ogni uomo è stato creato a immagine di Dio, anche se ci sono coloro che deturpano l’immagine divina dentro di sé.

Sono due tendenze che sembrano contraddittorie, ma la Torah ci chiede entrambe: forza e sensibilità insieme.

La guerra è qualcosa di terribile – perché la via del popolo di Israele per vivere nella propria terra è stata costellata di guerre, sia nella nostra storia che nel presente? 

È una domanda difficile, come anche l’antisemitismo che ci ha accompagnato in tutta la storia. Sono domande sulle quali io personalmente mi tormento – ma questa è la realtà. Così ha scelto Hashem.

Dal momento che il popolo d’Israele è costretto a combattere per poter vivere nella propria terra, deve farlo senza esitazioni né segni di debolezza, né verso l’interno né verso l’esterno.

Allo stesso tempo, non dobbiamo mai permettere che la guerra indurisca la nostra sensibilità verso la tragedia e la vita umana.

Ogni morte è una tragedia, anche quando non c’è scelta e l’uccisione avviene come parte della guerra per salvare vite. L’uccisione resta comunque lontana dall’ideale.

Ogni perdita di vita suscita dolore. E forse questa è una delle più grandi differenze tra noi e i nostri nemici: la nostra grande sensibilità per la vita umana.

Re Davide, che combatté tante guerre, non poté costruire il Tempio – Beit HaMikdash. Solo suo figlio Shlomò – il cui nome deriva da Shalom – lo poté costruire, nei giorni della pace.

È difficile contenere questa complessità. Nel periodo in cui viviamo è ancora più difficile.

La combinazione di forza, resilienza e fede nella nostra strada insieme con la sensibilità umana sono valori fondamentali del popolo d’Israele.

Dobbiamo continuare a mantenere entrambi. Ogni ebreo deve essere sia “di destra” che “di sinistra”…

Che questo periodo difficile finisca presto, e che vengano al più presto pace e serenità su di noi, nella terra d’Israele e in tutto il mondo.

Shabbat Shalom a tutti 🇮🇱🎗️🌻

Rav Tomer Corinaldi

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