Alla scoperta del mio legame con Rita Rosani: un percorso compiuto grazie alla comunità ebraica di Verona
Tradotto in italiano dalla lettera originale ( lettera originale dopo il testo in italiano)
Come molte famiglie ebree, anche la mia si è dispersa in Europa e oltre. Sebbene oggi io viva in Inghilterra, le radici della famiglia di mio padre affondano in quella che oggi è la Repubblica Ceca. Il nostro albero genealogico, redatto a mano, risale in questo ramo soltanto al mio trisavolo, Abraham Rosenzweig, nato a Veselí, in Moravia, nel 1832. Accanto al suo nome vi era una nota che lo indicava come sindaco di Veselí. Immaginate il mio enorme stupore quando, inserendo questo piccolo dettaglio su Google, ho scoperto che eravamo imparentati con un’eroina di guerra italiana insignita di onorificenze! Abraham aveva adottato il nipote rimasto orfano, Samuel, la cui nipote era Rita Rosani.
Il sito storico dedicato a Veselí (luogo di nascita dei nostri antenati Rosenzweig) ha svelato la straordinaria storia di Rita; www.veselihistoricke.cz/rita-rosani.
I genitori di Rita si trasferirono dalla Moravia in Italia poco prima della sua nascita, avvenuta nel 1920, e il cognome Rosenzweig fu italianizzato in Rosani. Le leggi razziali, introdotte dal regime di Mussolini a partire dal 1938, privarono gli ebrei di molti diritti; a Rita, ad esempio, fu vietato di insegnare nelle scuole non ebraiche. In seguito all’occupazione dell’Italia settentrionale da parte della Germania nazista nel 1943, le persecuzioni e le deportazioni nei campi di concentramento si intensificarono.
Proseguendo nella lettura, ho appreso che Rita, dopo aver messo in salvo i propri genitori, si unì a un gruppo partigiano, la “Banda Aquila”, che combatteva sulle montagne nei pressi di Verona. Tragicamente, nel 1944, fu uccisa a colpi di arma da fuoco dalla Guardia Nazionale Repubblicana fascista mentre cercava di proteggere i suoi compagni partigiani; mancavano appena due mesi al compimento del suo ventiquattresimo anno di età.
Rita Rosani è ricordata in Italia per il suo ruolo nella Resistenza armata e le è stata conferita, alla memoria, la Medaglia d’oro al valor militare, la massima onorificenza italiana per atti di eroismo militare. Sono rimasto sbalordito nello scoprire che una persona che ha avuto un ruolo così significativo nella storia italiana appartenesse alla mia stessa famiglia.
Due anni dopo aver fatto queste scoperte, ho finalmente avuto l’opportunità di visitare Verona. Mettendomi in contatto con la sinagoga, ho incontrato una gentilezza straordinaria. David mi ha messo in comunicazione con la loro guida, Marina, la quale, insieme a Gabriel, ha accolto calorosamente me e mio marito Bruce nella splendida sinagoga, conservata con grande cura dall’attuale comunità ebraica.
Ci hanno mostrato la sala al piano superiore della sinagoga, dove Rita insegnava ai bambini che erano stati esclusi dalle scuole non ebraiche. Abbiamo ammirato la targa a lei dedicata sulla parete della sinagoga, che si affaccia sulla via intitolata a Rita Rosani. A Verona, due scuole portano il suo nome; la sua memoria è onorata anche nella sua città natale, Trieste.
Siamo rimasti profondamente commossi dall’accoglienza ricevuta. Marina possiede una conoscenza enciclopedica della vita ebraica a Verona, sia nel passato che nel presente. Dopo la visita alla sinagoga, ci ha accompagnato al cimitero ebraico, dove abbiamo deposto sulla tomba di Rita due pietre provenienti dal nostro giardino in Inghilterra. È stato un momento dolceamaro. Avrei tanto voluto che mio padre avesse potuto conoscere questa sua straordinaria cugina di terzo grado, tanto più che gran parte della sua famiglia fu sterminata o dispersa in ogni parte del mondo a causa dell’Olocausto. Trovarsi accanto alla tomba di Rita ha reso tangibile il legame familiare e ha suscitato in me un grande orgoglio per questa parente che, purtroppo, non ho mai avuto modo di conoscere.
A Verona, ho parlato di Rita Rosani e della sinagoga a chiunque incontrassi: una cameriera in un ristorante e altre due guide turistiche. Ne sono rimasti tutti affascinati e hanno espresso il desiderio di saperne di più. Sono davvero felice che la comunità ebraica di Verona continui a onorare Rita e a mantenerne viva la memoria. Il suo coraggio e le sue imprese meritano di essere ricordati; è molto significativo sapere che la sua storia continua a essere fonte di ispirazione per gli altri.
Spero di tornare a Verona, magari nel settembre 2028, in occasione del pellegrinaggio annuale al monumento commemorativo sul Monte Comun. Nel frattempo, intendo proseguire le ricerche sulla storia della mia famiglia e continuare a studiare l’italiano, così da poter leggere il libro di Livio Isak Sirovich dedicato a Rita: *Non era una donna, era un bandito. Rita Rosani, una ragazza in guerra*.
Il libro menziona un piccolo ricettario che Rita aveva trascritto accuratamente a mano, in tedesco, italiano e dialetto. Tra le ricette figurano i *kipfel*, i biscotti alle mandorle che anche mia nonna Anna – cugina di Rosa, la madre di Rita – mi ha insegnato a preparare quando ero bambina! Secondo l’autore, Rosa aveva pensato a quel ricettario come a un accompagnamento per la vita coniugale di Rita. Mi piacerebbe molto scoprire se l’originale esista ancora.
Forse, in occasione della mia prossima visita a Verona, potremmo organizzare un evento comunitario in cui preparare insieme i kipfel e altri piatti della tradizione. Sarebbe un modo meraviglioso per unire le storie delle nostre famiglie e le tradizioni culinarie ebraiche che ci legano.
Grazie ancora per la vostra calorosa ospitalità e per il vostro impegno nel mantenere viva la memoria di Rita, affinché possa continuare a ispirare le generazioni future.
Discovering my connection to Rita Rosani: a journey made with thanks to Verona’s Jewish community
Like many Jewish families, mine has been scattered across Europe and beyond. Whilst I now live in England, my father’s family roots are in what is now Czechia. Our handwritten family tree on this side goes only as far back as my great-great-grandfather, Abraham Rosenzweig, born in Veseli, Moravia, 1832. Next to his name was a note about him being the mayor of Veseli. Imagine my enormous surprise when I typed this minor piece of information into Google and discovered we were related to a decorated Italian war heroine! Abraham had adopted his orphaned nephew, Samuel, whose grand-daughter was Rita Rosani.
The historical website about Veseli (where our Rosenzweig ancestors were born) revealed Rita’s remarkable story; www.veselihistoricke.cz/rita-rosani.
Rita’s parents moved from Moravia to Italy not long before her birth in 1920, and the family name Rosenzweig was Italianised to Rosani. The racial laws introduced by Mussolini’s regime from 1938, stripped Jews of many rights – for example, Rita was no longer allowed to teach in non-Jewish schools. After Nazi Germany occupied northern Italy in 1943 persecution and deportations to concentration camps intensified.
Reading on, I learned that Rita found safety for her parents then joined a partisan group, the Banda Aquila, who fought in the mountains outside Verona. Tragically, she was shot and killed in 1944 by the fascist National Republican Guard whilst trying to protect her fellow partisans; she was just two months short of her 24th birthday.
Rita Rosani is celebrated in Italy for her role in the armed resistance and was posthumously awarded the Gold Medal of Military Valour, Italy’s highest decoration for military heroism. I was astonished to discover that someone who had played such a remarkable role in Italian history belonged to my own family.
Two years after making these discoveries, I finally had the opportunity to visit Verona. Contacting the synagogue, I was met with extraordinary kindness. David put me in touch with their tour guide, Marina, who together with Gabriel warmly welcomed my husband Bruce and me into the beautiful synagogue, so carefully maintained by the current Jewish community.
We were shown the upstairs room in the synagogue where Rita taught children who were excluded from non-Jewish schools. We admired the plaque dedicated to her memory on the synagogue wall, on the street named Via Rita Rosani. Two schools in Verona are named after her; she is also commemorated in her home town Trieste.
We were profoundly moved by the welcome we received. Marina was a wealth of knowledge about Jewish life in Verona, past and present. After the synagogue visit, she took us to the Jewish cemetery where we placed two stones from our garden in England on Rita’s grave. It was a bittersweet moment. I wish my father could have known about his extraordinary third cousin, especially as most of his family were killed or dispersed across the world by the Holocaust. Standing beside Rita’s grave made the family connection feel real and gave me such pride in this family member I sadly never knew.
I found myself telling everyone I met in Verona about Rita Rosani and the synagogue: a waitress in a restaurant, and two other tour guides. They were all fascinated and said they wanted to find out more. I’m so happy that the Jewish community of Verona continues to honour Rita and keep her memory alive. Her courage and achievements deserve to be remembered, and it means a great deal to know that her story continues to inspire others.
I hope to return to Verona, perhaps in September 2028, if there is the annual pilgrimage to the commemorative monument on Monte Comun. In the meantime, I plan to continue researching my family history and learning Italian, so that I can read Livio Isak Sirovich’s book about Rita, Non era una donna, era un bandito. Rita Rosani, una ragazza in guerra.
The book describes a little recipe booklet that Rita carefully copied by hand, in German, Italian and dialect. One of the recipes was for kipfel, the almond biscuits that my own grandmother Anna – Rita’s mother Rosa’s cousin – also taught me to make as a child! According to the author, Rosa had envisaged the booklet accompanying Rita into married life. I would love to discover whether the original booklet still exists.
Perhaps my next visit to Verona could include a community event where we make kipfel and other traditional dishes to share. It would be a lovely way to bring together our family histories and the Jewish culinary traditions that connect us.
Thank you again for your kind hospitality and for keeping Rita’s memory alive to inspire future generations.
Danielle Lowy


