Una spiritualità facile – Parshat Noach 5787
di Rav Tzvi Hersh Weinreb (rabbino americano, vicepresidente emerito di Orthodox Union)
Tradotto ed adattato da David Malamut
Il poeta francese Baudelaire osservò una volta che il più grande successo del diavolo è la sua capacità di convincerci della sua inesistenza.
Sebbene l’ebraismo non creda nel diavolo nella stessa maniera di Baudelaire, crede che esista una forza “diabolica” chiamata yetzer hara dentro ognuno di noi, e che questa forza agisca in modi molto sottili. Allo stesso tempo, con ambivalenza, tendiamo decisamente a credere che questo yetzer non esista.
Gli scritti ebraici nel corso dei secoli hanno dibattuto sulla natura di questa forza. Tutti questi scritti, in ultima analisi, risalgono a un versetto della parasha della Torah di questa settimana, la Parashat Noach: “poiché i concetti del cuore dell’uomo sono rei sino dalla sua giovinezza.” (Genesi 8, 21).
E a un versetto simile della parasha della Torah della scorsa settimana: “Il Signore vide che grande era sulla terra la malvagità dell’uomo, ed ogni macchinazione dei pensieri del suo cuore non era continuamente che male“. (Genesi 6, 5)
Pertanto, in ognuno di noi esiste senza dubbio una propensione al male. Chi desidera vivere una vita retta farebbe bene a guardarsi da questa inclinazione naturale. Questa forza, lo yetzer, raramente ci comanda direttamente di fare ciò che è sbagliato. Piuttosto, cerca astutamente di ingannarci facendoci credere che ciò che è sbagliato e malvagio sia giusto e buono.
Una strategia prediletta dallo yetzer è quella di persuaderci che persegue gli stessi fini e obiettivi di Dio, ma che anche vie alternative per raggiungerli siano legittime. Prendiamo la spiritualità, ad esempio. Come si raggiunge un senso di spiritualità?
Per l’ebraismo, la spiritualità e le emozioni che l’accompagnano possono essere raggiunte solo attraverso un duro lavoro: preghiera, studio, sacrificio e, soprattutto, carità e compassione. Nessuna “grazia” facile! Lo yetzer, pur non negando il valore della spiritualità, ci tenta con scorciatoie e metodi facili e surrogati per ottenere gli stessi risultati dei metodi più ardui prescritti dalla Torah.
Una splendida illustrazione di questa dinamica si trova nella parasha della Torah di questa settimana, subito dopo la storia del Diluvio universale. Noè e la sua famiglia ricominciano da capo, ricostruendo le loro vite, ricostruendo il mondo. Qual è la prima cosa che fa Noè? Pianta una vigna. L’uva cresce e matura, produce vino, lo beve e si ubriaca.
Cosa spinse Noè a fare del vino la sua priorità assoluta? Permettetemi di suggerire il seguente scenario immaginario per rispondere a questa domanda. Noè camminava con Dio. Godeva di quel senso di spiritualità a cui molti di noi aspirano. Provava un’intensa estasi spirituale, una sensazione di “high” spirituale. In passato, aveva raggiunto quel livello di spiritualità grazie al duro lavoro: obbedienza, costruzione dell’Arca, raccolta degli animali del mondo, cura degli stessi, offerta di sacrifici. Ed ecco che arriva lo yetzer, la forza interiore di Noè, e dice: “Noè! Ci deve essere un modo più semplice! Puoi raggiungere la stessa estasi spirituale, lo stesso senso di completezza e santità senza tutta questa fatica. Ti basteranno pochi sorsi di uno dei succhi di Dio. Pianta una vigna, fai del vino e bevilo: proverai tutte le belle sensazioni di prima, e anche di più.”
Perché, vedete, lo yetzer, o se preferite il diavolo, conosce il legame tra dipendenza e spiritualità.
Ricordo bene gli anni ’60 e i tanti ricercatori spirituali di talento che ricorrevano all’alcol e a sostanze più potenti per generare stati d’animo spirituali.
L’ebraismo ci mette in guardia dal lasciarci sedurre da tecniche facili, anche quando si tratta di raggiungere stati di coscienza più elevati e santi. Ecco perché la Torah la prossima settimana si sposterà sulla storia di Abramo, la cui spiritualità si fondava sul servizio, sulla coraggiosa ricerca della giustizia sociale e sulla compassionevole attenzione per chi era nel bisogno. In breve, Abramo si dedicò con la stessa rigorosa determinazione che Noè cercò di eludere con l’alcol.
Unitevi a noi la prossima settimana per esaminare l’impressionante personalità di Abramo e imparare da lui come raggiungere una spiritualità sobria.


