Il sogno e la strada: Yosef, la fede e HaKol leTova

 In Dall'Ufficio Rabbinico, Parashà della Settimana

Il momento in cui Yosef si rivela ai suoi fratelli nella Parashat Vayigash è uno dei più toccanti della Torah. Dopo un percorso di vita difficile e complesso, Yosef – che ora si trova in una posizione di grande potere e responsabilità – avrebbe potuto scegliere la vendetta o il rimprovero. E invece si rivolge ai suoi fratelli con parole di profonda compassione e fede:

“Ora però non vi contristate e non vi rincresca d’avermi venduto qui, poiché Dio mi ha mandato davanti a voi per conservarvi in vita”
(Genesi 45,5)

Yosef invita i suoi fratelli a non sprofondare nella tristezza né nei sensi di colpa. Spiega che ciò che ai loro occhi appariva come un errore terribile – la sua vendita in Egitto – faceva in realtà parte di un piano più ampio di Hashem, volto a salvare l’intera famiglia e persino il mondo dalla carestia. Yosef non si concentra sul dolore del passato, ma sulla capacità di riconoscere, anche negli eventi più duri della propria vita, una visione più ampia e profonda.
E come insegnava Rabbi Akivà, uno dei più grandi Maestri della tradizione ebraica:
HaKol leTova – Tutto per il bene (non solo per il meglio).

Yosef, che aveva iniziato il suo cammino come “il sognatore”, comprende in questo momento che la strada difficile che ha percorso non è stata un errore né una deviazione dal cammino, ma una condizione necessaria per la realizzazione dei suoi sogni. Qui emerge una distinzione profonda e fondamentale: occorre distinguere tra il sogno e la strada per realizzarlo.

Il sogno, quando è connesso alla nostra anima, indica il nostro posto e la nostra missione nel mondo. Ha una radice spirituale, un legame con l’Infinito.

Le strade che immaginiamo per raggiungerlo, invece, nascono dai nostri pensieri, dal modo in cui interpretiamo la realtà – un modo che è sempre limitato dalla nostra capacità umana di vedere.
Spesso abbiamo progetti chiari e aspettative precise su come dovrebbe svolgersi il nostro cammino nella vita. Ma poi la realtà ci colpisce, e quei progetti si infrangono contro il dolore, la delusione o la crisi.
È proprio lì che nasce la tentazione di arrendersi, di alzare le mani. Ed è proprio lì che viene messa alla prova la nostra capacità di alzare lo sguardo con fede e comprendere che la strada verso il sogno non è il sogno stesso.

La fede profonda di Yosef ci insegna che Hashem ha i Suoi piani e le Sue strade. Il nostro compito è continuare a camminare con forza e fiducia. Gli ostacoli lungo il cammino – invece di vederli come motivi per rinunciare o come prove della nostra incapacità – dobbiamo imparare a riconoscerli come sfide e come opportunità di crescita e di apprendimento.

“Ho sbagliato più di 9.000 tiri nella mia carriera.
Ho perso quasi 300 partite.
In 26 occasioni si sono affidati a me per il tiro decisivo… e ho fallito.
Ho fallito ancora e ancora nella mia vita, ed è proprio per questo che ho avuto successo.”
Così disse Michael Jordan, il più grande giocatore di basket di tutti i tempi.

In questo Shabbat, mentre leggiamo le parole di Yosef rivolte ai suoi fratelli, possiamo lasciar entrare dentro di noi il suo messaggio profondo: la consapevolezza che ogni evento, anche il più difficile, fa parte di un disegno più grande di Hashem, e che HaKol leTova.
Questa consapevolezza può donarci forza e speranza, trasformando le sfide in occasioni di crescita e di significato.

Rav Tomer Corinaldi

 

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