Haftara Machar Chodesh – Bereshit 5787

 In Parashà della Settimana

Questo Shabbat leggeremo una haftara speciale, quella che viene chiamata “Machar Chodesh”.

L’haftarah di Machar Chodesh (מחר חודש, letteralmente “Domani è il novilunio“) si legge quando lo Shabbat precede la vigilia del Rosh Chodesh (il primo giorno del nuovo mese ebraico, che cade di domenica).

Il testo è tratto dal Primo Libro di Samuele (20, 18-42) e prende il nome dalle parole iniziali pronunciate da Yonatan a Davide: “Domani è il Capo di mese e si noterà la tua assenza, perché il tuo posto rimarrà vuoto”.

Questo Shabbat non leggiamo la Haftarà legata alla Parashà della settimana, quella legata alla parashà di Bereshit, ma aggiustiamo leggermente il percorso ordinario perché domenica prossima è Rosh Chodesh MarCheshvan, il capo mese di Cheshvan. La liturgia interrompe il ciclo tematico dei profeti per lasciar spazio a un grido temporale: “Machar Chodesh” — “Domani è il Capomese“.

Queste parole, pronunciate da Yonatan all’amico Davide, aprono uno dei capitoli più drammatici, intimi e poetici di tutto il Tanakh. A prima vista, il legame tra questo testo e la luna nuova sembra puramente testuale, un pretesto tecnico dovuto alla parola “mese” (Chodesh). Ma se scaviamo sotto la superficie della storia di Davide e Yonatan, scopriamo che questa Haftarà racchiude il segreto stesso del tempo e della capacità umana di ricominciare.

Il testo ci proietta in un momento di oscurità totale. Davide è in fuga. Il re Saul, accecato dalla gelosia e dal timore di perdere il trono, ha decretato la sua condanna a morte. Davide, il futuro re d’Israele, colui che ha sconfitto Golia e che rappresenta la speranza del popolo, si ritrova ridotto allo stato di fuggiasco, costretto a nascondersi nei campi, dietro una pietra miliaria chiamata Even Ezel (אֶזֶל).

In questa dinamica, Davide è come la luna alla fine del mese lunare. È invisibile. La sua luce è apparentemente spenta, il suo futuro è azzerato. In quel preciso istante di massima vulnerabilità, Yonatan gli dice: “Machar Chodesh” (Domani è il novilunio) e aggiunge: “E tu sarai ricordato, perché il tuo posto resterà vuoto”.

I saggi ci insegnano una lezione preziosa: la “mancanza” non è una fine, ma la condizione necessaria per la rinascita. Il posto vuoto di Davide a tavola non è il segno della sua sconfitta, ma l’annuncio che una nuova fase sta per iniziare. Come la luna deve scomparire del tutto per poter mostrare un nuovo spicchio di luce, così Davide deve toccare il fondo del nascondimento prima di poter ascendere al trono.

Il fulcro narrativo della Haftarà è il codice segreto ideato da Yonatan per comunicare il pericolo a Davide senza farsi scoprire dalle guardie: il lancio delle frecce. Yonatan scaglia tre frecce e dice al suo servo: “Guarda, le frecce sono più in qua da te” (segno di sicurezza) oppure “Le frecce sono più avanti di te” (segno di fuga).

Cosa rappresenta la freccia? Per lanciare una freccia in avanti, verso il futuro, c’è un passaggio obbligato: bisogna tirare la corda dell’arco all’indietro. Più forte è la pressione all’indietro, più tensione subisce l’arco, più lontano volerà la freccia.

Questa è il significato della vita di Davide, ed è il significato di ognuno di noi. Ci sono momenti in cui la vita sembra tirarci violentemente all’indietro. Sperimentiamo crisi personali, fallimenti, arretramenti spirituali o materiali. In quei momenti ci chiediamo: “Perché sto tornando indietro?“. La Haftarà di Machar Chodesh risponde: non stai arretrando, vieni teso per essere lanciato più lontano. Il re Saul pensava di distruggere Davide cacciandolo; in realtà, lo stava solo spingendo verso il suo destino regale.

C’è un secondo protagonista importante in questa storia: Yonatan. Egli è il figlio del re, l’erede legittimo al trono. Logicamente, Davide è il suo più grande rivale. Eppure, Yonatan rompe ogni logica di potere e di egoismo. Sceglie l’amore puro, quello che la Mishnah (Avot 5, 16) definisce “l’amore incondizionato“.

Yonatan sa che proteggendo Davide sta rinunciando alla propria corona. Ma preferisce la verità e l’amicizia al potere. In un mondo dominato dall’oscurità della corte di Saul, Yonatan è la scintilla che permette alla luna di Davide di tornare a brillare.

Rosh Chodesh, il nuovo mese, richiede questo tipo di energia. Non ci si può rinnovare da soli. Il rinnovamento sociale e spirituale nasce quando siamo capaci di fare spazio all’altro, di gioire del successo altrui, proprio come Yonatan ha fatto spazio a Davide.

La Haftarà si conclude con un pianto struggente. I due amici si abbracciano e si separano, sapendo che forse non si vedranno mai più in quelle condizioni. È un momento di profonda tristezza, eppure è un momento di totale fiducia. Si separano invocando il nome di Dio come garante eterno della loro alleanza.

Cari amici, ogni volta che leggiamo Machar Chodash, la Torah ci invita a guardare al domani con occhi diversi. Non importa quanto sia buio il presente, non importa se oggi ci sentiamo nascosti dietro la pietra del dolore o della fatica. Domani è un mese nuovo. La luna tornerà a crescere.

Possa questo Shabbat di Machar Chodesh portarci la forza di resistere alla tensione dell’arco, la capacità di amare con il disinteresse di Yonatan e la certezza incrollabile di Davide che, dopo ogni eclissi, la luce è destinata a ritornare e che sia un “machar chadash” (un nuovo domani) migliore.

Shabbat Shalom e Chodesh Tov!

David Malamut

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