“Fanatismo” – Parashat Pinchas
di Rav Shmuel Rabinowitz, Rabbino del Kotel e luoghi sacri in Israele
tradotto ed adattato da David Malamut
Lo zelo, quando nasce da gelosia o da un cuore malvagio, è tra i tratti più vergognosi. Ma esiste un tipo di zelo lodato dalla Torah e ricordato con ammirazione ancora oggi: lo zelo di Pinchas, nipote di Aronne, il Sommo Sacerdote.
Durante i Dieci Giorni Penitenziali (Yamim Noraim), quando il popolo ebraico
riversa le proprie anime davanti a Dio e cerca meriti e benevolenza, recitiamo verso la fine delle preghiere delle Selichot:
“Rachmana idkar lan kanautei d’Pinchas kana’a”
(“Misericordioso, ricorda per noi lo zelo di Pinchas lo zelante“).
La storia di Pinchas si svolse verso la fine del viaggio degli Israeliti nel deserto. Una pestilenza mortale colpì l’accampamento israelita e in breve tempo morirono 24.000 persone. Pinchas, una figura altrimenti anonima, avrebbe potuto rimanere in silenzio nella sua tenda e aspettare che l’ira si placasse. Ma capì la causa della peste:
<< Israel stette in Scittìm, ed il popolo cominciò a fornicare colle figlie di Moàb. Invitavano il popolo ai sacrifizi fatti ai loro dèi, ed il popolo mangiava, e si prostrava ai loro dèi. Gl’Israeliti si congiunsero al Bàal Peòr [cioè presero parte al suo culto, che consacrava la prostituzione], e l’ira del Signore s’accese in Israel. >> (Numeri 25,1–3)
Al culmine di questo peccato, noto nella nostra tradizione come il Peccato di Baal Peor, un capo della tribù di Simeone commise pubblicamente un atto osceno con Cozbi, la figlia del principe midianita Tzur. Questa trasgressione scioccante e pubblica causò un grande clamore. Nessuno sapeva cosa fare, finché Pinchas non si alzò dalla folla e li uccise entrambi nel bel mezzo del loro atto peccaminoso.
Pinchas era un uomo di pace, plasmato a immagine di suo nonno Aronne, il Sommo Sacerdote, descritto nel Pirkei Avot (i Massimi dei Padri) come “amante della pace e perseguitore della pace, amante di tutti gli uomini“. Ecco perché la Torah inizia la Parashat Pinchas con queste parole:
<< Pinehhàs figlio d’Eleazzaro, figlio d’Aronne sacerdote, fece retrocedere la mia ira d’in su i figli d’Israel, mostrandosi zelante per me [vendicando l’oltraggio a me fatto] ond’io non sterminai i figli d’Israel nella mia indignazione. >> (Numeri 25, 11)
Dio comprese il cuore di Pinchas e le sue motivazioni. Non si trattava di una rabbia impulsiva e incontrollata. Era un atto di altruismo puro per salvare il popolo d’Israele.
Il Talmud insegna che, compiendo quest’atto, Pinchas era pronto a perdere sia questo mondo che quello a venire. Vide morire migliaia di suoi confratelli ebrei e non poté più restare a guardare. Questo è il fanatismo che la Torah presenta come modello: non quello che infiamma le passioni o divide le persone, ma quello motivato da un profondo amore per il popolo ebraico.
Anni dopo, quando gli Israeliti erano entrati nella Terra d’Israele, Pinchas dimostrò le sue vere qualità di leader: non come uno zelota impetuoso, ma come un equilibrato pacificatore. Nel Libro di Giosuè (capitolo 22), si racconta di come le tribù di Ruben, Gad e metà di Manasse costruirono un altare presso il fiume Giordano. Il resto della nazione, temendo che si trattasse di un atto di ribellione, si radunò per la guerra. Parte della loro preoccupazione era radicata nel ricordo del peccato di Baal Peor:
“Era poco per noi il peccato di Pegnor del quale ancor non siamo puri, e che portò il flagello nella radunanza d’Israele;” (Giosuè 22, 17)
Ma Pinchas, che si era guadagnato la fama proprio durante quella crisi, si rivolse ora alle tribù non con la violenza, ma con un atteggiamento di ascolto l’interlocutore, ovvero con “orecchio aperto”. Ascoltò le loro parole e capì che non avevano cattive intenzioni. Così facendo, ripristinò la pace e scongiurò una guerra civile, che avrebbe potuto sfociare in una tragedia nazionale.
E per questo, fu ricompensato:
<< Quindi annunziagli, ch’io gli do la mia promessa di pace [cioè di benivoglienza].>> (Numeri 25, 12)
Pinchas ci insegna che il vero zelo non ha per davvero le sue radici nella rabbia o nell’orgoglio, ma in un profondo senso di responsabilità. Non si tratta di provocare conflitti, ma di salvaguardare la comunità quando gli altri si bloccano. E allo stesso tempo, la storia di Pinchas ci ricorda che anche chi un tempo ha agito con coraggio e zelo può diventare un leader di pace e comprensione.



