Essere degni del ruolo – Parashat Emor

 In Dall'Ufficio Rabbinico, Parashà della Settimana

di Rav Shmuel Rabinowitz, Rabbino del Kotel e luoghi sacri in Israele

Tradotto ed adattato da David Malamut

La parasha di questa settimana, la parasha di Emor, si apre con le leggi riguardanti i kohanim (sacerdoti): il divieto di diventare ritualmente impuri attraverso il contatto con i morti, un elenco di ulteriori restrizioni, soprattutto nell’ambito del matrimonio, e la responsabilità che hanno riguardo al loro servizio nel Tempio. Ci concentreremo sul versetto che apre la parasha stessa:

<<”Il Signore disse a Mosè: Dì quanto segue ai sacerdoti figli d’Aronne:…”>>

Nella prima lettura, in lingua ebraico, incontriamo una duplicazione linguistica: “Parla ai kohanim – e dillo loro

(ויאמר ה’ אל משה: אמור אל הכוהנים בני אהרון, ואמרת אליהם…).

Perché è necessario che a Mosè venga comandato di pronunciare queste leggi ai kohanim due volte? E Mosè li istruì davvero due volte sulle stesse leggi?

Dopo un esame più approfondito, possiamo distinguere la duplice identità attribuita ai kohanim. Non sono solo “kohanim” ma anche “figli di Aronne”. Cosa sarebbe mancato se fossero stati identificati esclusivamente come “kohanim” oppure esclusivamente come “figli di Aronne”?

In merito alla prima questione, Rashi, il più grande commentatore della Torah, spiega che infatti a Mosè fu comandato di dire queste leggi ai kohanim due volte, per “avvertire, mettere in guardia gli anziani dai più giovani”. A differenza di tutti gli altri comandamenti, che non si applicano ai bambini piccoli, le leggi del sacerdozio – come il divieto di diventare ritualmente impuri attraverso il contatto con i morti – si applicano anche ai bambini piccoli. Poiché è impossibile insegnare ai bambini a essere cauti riguardo a queste leggi, i kohanim più anziani hanno la responsabilità di garantire che le leggi siano osservate tra i giovani.

Quindi, possiamo sicuramente interpretare, dedurre, che l’uso della doppia definizione linguistica “Parla ai kohanim – e di’ loro” sia effettivamente legata alla duplice identità con cui vengono presentati: “kohanim” e “figli di Aronne”. Qual è il significato di questa doppia identità?

Il sacerdozio è uno status ereditario. Se il padre è un kohen, anche lui sarà un kohen. Se suo padre non è un kohen, non potrà mai essere un kohen e servire nel Tempio. Un tale status può far sì che i kohanim si sentano di essere “nati con la camicia”, che non è loro richiesto di fare uno sforzo, di impegnarsi nel lavoro personale, di progredire e di essere degni del loro ruolo. Dopotutto, sono nati Kohanim.

Per affrontare questo problema, a Mosè fu comandato di dire le leggi del sacerdozio sia ai “figli di Aronne” che ai “kohanim”. Sono le stesse persone, ma è importante che capiscano che essere “figli di Aronne” non basta. Devono anche essere loro stessi “kohanim”, per esserne degni. In effetti, questa è una duplice affermazione che esprime il duplice significato dello status di sacerdozio – sia come discendenti di Aaron HaKohen sia come individui che si sforzano di essere degni del ruolo del sacerdozio.

Forse è anche questa l’intenzione di Rashi nelle sue parole “avvertire, mettere in guardia gli anziani dai più giovani”. I genitori hanno la responsabilità di insegnare ai propri figli ad essere degni del sacerdozio e a non fare affidamento esclusivamente sulla discendenza. Quanto più un kohen fa affidamento sulla sua discendenza da Aronne e si concentra meno sul progresso personale, tanto più sarà probabile che abusi dello status di sacerdozio, come del resto è accaduto nella storia del popolo ebraico, specialmente negli ultimi giorni del Secondo Tempio. Le cose arrivarono al punto in cui c’erano kohanim che acquistarono il sommo sacerdozio in cambio di un pagamento al sovrano romano che a quel tempo controllava la terra d’Israele. Riguardo a tale fenomeno, i saggi dissero (Talmud Babilonese, trattato di Pesachim, pag. 57):

<<Guai a me a causa dei sommi sacerdoti della casa di Baitos, guai a me a causa delle loro mazze. Guai a me a causa dei Sommi Sacerdoti della casa di Ḥanin; guai a me a causa dei loro sussurri e delle voci che diffondono. Guai a me a causa dei Sommi Sacerdoti della casa di Katros; guai a me a causa delle loro penne che usano per scrivere bugie. Guai a me a causa dei servi dei sommi sacerdoti della casa di Yishmael ben Piakhi; guai a me a causa dei loro pugni. Il potere di queste famiglie derivava dal fatto che i padri erano sommi sacerdoti, e i loro figli erano i tesorieri del Tempio, e i loro generi erano sorveglianti del Tempio [amarkalin]. E i loro servi colpiscono il popolo con i bastoni…>>

Più un individuo investe nell’essere degno del suo ruolo, meglio lo svolge. Questo è vero tanto per i kohanim quanto per genitori, insegnanti, manager e ogni altra persona in qualsiasi altra mansione.

 

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