Derasha Bereshit – Basi di bontà

 In Dall'Ufficio Rabbinico, Parashà della Settimana

Basi di bontà

di Rav Shmuel Rabinowitz, Rabbino del Kotel e luoghi sacri in Israele

Tradotto da David Malamut

“Un tempo di tribolazione per Giacobbe, ma da esso sarà salvato” (Geremia 30,7). All’inizio dell’anno e all’inizio di un nuovo ciclo di lettura della Torah, il popolo ebraico si trova in una situazione particolarmente difficile. Barbari terroristi assetati di sangue massacrarono molte centinaia di ebrei e ne rapirono decine, il cui destino rimane sconosciuto. Gli ebrei in Israele e nella diaspora si riuniscono in preghiera e speranza per la vittoria sul nemico, pregando per il benessere dei soldati di Tzahal e delle forze di sicurezza che stanno dedicando la loro vita a difendere il popolo e la terra, così come per la pronta guarigione dei feriti.

Mentre ci avviciniamo alla lettura di Parashat Bereshit in questa difficile situazione, cerchiamo di trovare qualche spunto in essa in mezzo al terribile caos che stiamo vivendo ora. Questo desiderio è naturale per ogni ebreo che crede che “Non con la forza militare e non con la forza fisica, ma con il mio spirito, dice il Signore degli eserciti” (Zaccaria 4,6). Come ebrei, confidiamo in D-o per garantire il successo ai leader della nazione e ai suoi comandanti nel resistere contro il nemico e prevalere su di loro.

Parashat Bereshit pone le basi per la presenza ed esistenza umana universale. Non si tratta solo del popolo ebraico, ma di tutta l’umanità e della realtà in cui esistiamo. In tempi difficili come quelli in cui si trova ora il popolo ebraico, sorgono domande: viviamo in un mondo buono o cattivo? C’è ordine nella realtà, o è caos? D-o veglia sull’umanità o la abbandona? Queste sono domande profonde che la Torah affronta direttamente o indirettamente in vari luoghi del testo.

In Parashat Bereshit, possiamo trovare riferimenti a queste domande. Il primo capitolo del Libro della Genesi racconta la storia della creazione. Le storie della creazione esistono in tutte le culture. Nei tempi antichi, erano spesso racconti mitologici che descrivevano gli dei che creavano il mondo o l’umanità per soddisfare i loro bisogni. Nell’era scientifica moderna, parliamo spesso della teoria del “Big Bang” come spiegazione dell’origine dell’universo. La Torah racconta una storia che, tra l’altro, può allinearsi perfettamente con le teorie scientifiche, sulla creazione del mondo. Mentre i dettagli della storia sono importanti di per sé e meritano un esame, ci viene chiesto di considerare il quadro della storia, che riflette una particolare prospettiva sulla realtà in cui viviamo.

In primo luogo, la storia della creazione in Parashat Bereshit afferma che c’è ordine nella realtà! Contrariamente a ciò che a volte può sembrarci come se il caos fosse la caratteristica centrale della realtà, la Torah insegna che la realtà è stata creata in un ordine miracoloso. Questo ordine stabilisce un quadro all’interno del quale l’umanità è invitata ad agire – a compiere azioni positive e ad astenersi da quelle negative. Questo ordine è essenziale per noi per credere che le nostre azioni abbiano valore. Non operiamo in un mondo di aleatorietà/casualità e occasione/opportunità, ma in un mondo che è stato intenzionalmente progettato. Con questa comprensione, possiamo assumerci la responsabilità per il futuro e agire per far progredire noi stessi e la realtà circostante.

Ma non è tutto. Anche se la realtà è stata creata ed opera secondo un certo ordine ben definito, come facciamo a sapere che è buona? Molti di noi tendono a pensare che le condizioni di base dell’esistenza dell’uomo siano piuttosto povere, un atteggiamento a volte adottato a causa di esperienze personali impegnative. Tuttavia, quando esaminiamo la storia della creazione in Parashat Bereshit, troviamo una narrazione diversa: che la realtà è buona. Sei volte il testo ripete la frase “E Dio vide che era buono”, e nella settima occasione, riassume, dicendo: “E Dio vide tutto ciò che aveva fatto, ed ecco, era molto buono”. Il mondo è buono. C’è spazio per il progresso, per l’ottimismo, per avere fede.

I saggi del Midrash interpretano la frase “molto buono” come se fosse scritta, “buono – uomo” (in ebraico, le lettere di “molto” e “uomo” sono uguali ma scritte in un ordine diverso). Non è solo la realtà circostante che è fondamentalmente buona; Anche l’essere umano – quella creatura che conosciamo così intimamente eppure a volte comprendiamo così male – è buono. La Torah infonde, inspira fede nel mondo e nell’umanità, invitando l’uomo ad agire nella realtà, a credere in se stesso e in essa, a comprendere il valore dell’esistenza umana – nostra e altrui – e da lì, a dare significato e valore alle nostre scelte.

Questi principi ci accompagnano e ci guidano in ogni momento. Anche quando esaminiamo le differenze tra noi e i nostri nemici, l’impressionante comportamento umanistico del popolo ebraico rispetto alla crudele barbarie dei nostri nemici – è importante ricordare le fondamenta su cui il popolo ebraico ha prosperato e raggiunto standard morali così elevati. Dobbiamo essere orgogliosi di questi valori che la Torah ci lascia in eredità e continuare a pregare per la buona novella, la salvezza e il conforto.

 

“Siate forti e rafforziamoci per il nostro popolo e per le città del nostro Dio, e il Signore faccia ciò che è buono ai suoi occhi” (2 Samuele 10,12).

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