YOM HAATZMAUT – Israele celebra 78 anni tra guerra e colloqui di pace
Le celebrazioni si sono aperte martedì sera con l’accensione delle torce sul Monte Herzl, una cerimonia che non si ripeteva dal 2023. In un messaggio preregistrato, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha rivendicato i risultati militari degli ultimi mesi — Gaza, Libano, Iran — parlando di un «Israele più forte che mai».
Ma è il fronte nord ad aver ricevuto maggior attenzione durante la giornata, anche in vista degli attesi colloqui diretti tra Israele e Libano previsti per giovedì a Washington. Davanti al corpo diplomatico straniero, riunito per Yom HaAtzmaut, il presidente Herzog ha raccontato di sognare di poter «salire un giorno in macchina e guidare fino a Beirut», visitare «una bellissima città» e stringere amicizia con «il buon popolo del Libano». Ha augurato successo alle delegazioni a Washington, precisando però che Israele deve prima garantire la sicurezza dei suoi confini.
Durante la cerimonia, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha definito «storica» la scelta di negoziare direttamente con Beirut dopo oltre quarant’anni. Tra i due paesi, ha aggiunto, non esistono «seri disaccordi», ma solo dispute di confine minori. Il vero ostacolo, ha ribadito Sa’ar, è uno solo: Hezbollah. Per il ministro, a causa del movimento terroristico sostenuto dall’Iran, il Libano è «uno Stato fallito, di fatto sotto occupazione del regime di Teheran».
Da Beirut arriva intanto una risposta indiretta: secondo un funzionario libanese, intervistato dall’agenzia Afp, la delegazione chiederà a Washington una proroga di un mese del cessate il fuoco, entrato in vigore la scorsa settimana e in scadenza domenica. Il presidente libanese Joseph Aoun ha confermato che sono in corso contatti per estendere la tregua. Beirut chiederà anche la fine dei bombardamenti israeliani nelle aree attualmente presidiate dalle Idf.
Sul terreno la situazione rimane instabile. Nel sud del Libano continuano scontri sporadici, mentre le Idf conducono operazioni per rafforzare la sicurezza delle comunità del nord. Il capo di Stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha ricordato come «dall’inferno del 7 ottobre stiamo lavorando per ristabilire la nostra forza militare attraverso combattimenti continui». La tregua con Hezbollah e con l’Iran regge, ma resta fragile: l’esercito, ha avvertito Zamir, è «pronto a tornare immediatamente al combattimento in tutti i settori».
Post recenti



