Il pericoloso Natale dei cristiani in Iran

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Lela Gilbert, autrice di questo articolo

Più di 100 cristiani sono stati arrestati in Iran la scorsa settimana e quasi 150 il mese scorso, nel quadro dell’intento del governo di “mettere in guardia” i cristiani dal fare proselitismo nel periodo di Natale. Questa la notizia apparsa all’inizio di questo mese su World Watch Monitor, un attendibile sito web cristiano. Uno scrittore di origine iraniana ha definito “a dir poco sconcertante” il numero di arresti: 114 in una sola settimana.

Certo, gli arresti non sono una novità in Iran. Giornalisti stranieri e semplici escursionisti che si sono persi vengono arrestati come “spie”. Uomini d’affari internazionali vengono tirati giù dagli aerei e trattenuti dalla polizia. I cristiani, e in particolare i convertiti, vengono accusati di agire come sovversivi “cristiani sionisti”. Gli arresti in Iran sono spesso basati su false accuse di minaccia alla sicurezza nazionale, a cui fanno seguito percosse, reclusione con compagni di cella violenti, torture durante gli interrogatori.

A volte l’esito è anche peggiore. Un cristiano iraniano di mia conoscenza, mentre era rinchiuso nella famigerata prigione di Raja’i Shahr, ha fatto amicizia con una presunta “spia israeliana”. Il cristiano ha raccontato come venne improvvisamente svegliato una mattina presto e trascinato all’aperto ad assistere con orrore all’impiccagione del suo nuovo amico “israeliano”. Un’altra minaccia alla “sicurezza nazionale” iraniana era stata neutralizzata dalla forca. Solo nel 2017 si sono contate almeno 517 esecuzioni capitali in Iran.

Nel frattempo, la notizia del numero “sconcertante” di arresti di cristiani dice tutto sull’intolleranza del regime verso le minoranze religiose. E per quanto possa esse inquietante, il numero di arresti purtroppo non sorprende coloro che tengono d’occhio il brutale regime iraniano, in particolare per quanto riguarda la libertà religiosa.

Esecuzione capitale in Iran

Tanto per cominciare, secondo la World Watch List l’Iran, in fatto di persecuzione dei cristiani, risulta il decimo peggior paese al mondo. Il perché lo spiega lo stesso governo degli Stati Uniti. Secondo il rapporto Usa 2018 sulla libertà religiosa nel mondo (USCIRF), “l’anno scorso la libertà religiosa in Iran ha continuato a deteriorarsi sia per i gruppi religiosi riconosciuti che per quelli non riconosciuti, con il governo che ha preso di mira in particolare i baha’i e i convertiti al cristianesimo. I cristiani convertiti e i dirigenti di chiese locali hanno subito condanne sempre più dure: molti sono stati condannati ad almeno 10 anni di carcere per le loro attività religiose”.

L’Iran consente alle chiese cristiane storiche, come quella assiro-caldea e armeno-ortodossa, di celebrare le loro antiche liturgie e altri riti. Ma lo stesso trattamento non è previsto per i cristiani convertiti. Perché? Perché molti di loro non sono semplicemente cristiani: sono ex-musulmani. Ed è qui che sta il grave pericolo: in base alla legge islamica, la conversione dall’islam a un’altra fede viene considerata un’offesa capitale. Questa disposizione o si trova esplicitamente nei codici legali dei paesi islamici o è implicita a causa della legge della sharia, che è comunque considerata la massima fonte di autorità giuridica.

Eppure, nonostante i rischi che comporta, molti iraniani hanno abbandonato quella che una donna mi ha descritto come la “triste e deprimente religione sciita”. La National Public Radio americana ha recentemente riferito di un raduno in Turchia di iraniani convertiti al cristianesimo. “E’ una bella sensazione” dice una di essi, Farzana, che tuttavia non vuole dare il proprio cognome perché dice che la sua famiglia in Iran potrebbe subire persecuzioni a causa della sua conversione. I suoi famigliari sanno che è si è convertita e temono per la propria sicurezza all’interno dell’Iran. Un altro convertito spiega: “Il sistema di autorità in Iran ha messo gli iraniani sotto forte pressione ed essi non vedono alcuna speranza. Sono alla ricerca di Dio, ma cercano un altro percorso perché delusi dalle opzioni ricevute”. Anche lui non se la sente di dire il proprio nome.

Una donna iraniana viene redarguita per il suo abbigliamento inappropriato

Oltre ai convertiti al cristianesimo, anche i musulmani sunniti e sufi, gli zoroastriani e in particolare i baha’i continuano a subire pesanti discriminazioni e, con troppa facilità, l’incarcerazione. Sebbene alcuni sostengano che in Iran vi sono più di 15.000 ebrei, altri affermano che in realtà sono molto meno e che la loro popolazione è in continua diminuzione. In ogni caso, con un governo che invoca apertamente e ripetutamente “morte a Israele”, gli ebrei iraniani vivono sotto ferrea sorveglianza.

Qualunque sia la propria fede religiosa, se non è l’islam sciita risulta totalmente incompatibile con la mullahcrazia che governa la Repubblica Islamica. Ciò significa pericolo di morte per i membri delle minoranze che osano protestare, sfidare le regole, parlare troppo audacemente o offendere in qualunque altro modo i chierici col turbante aggrappati al potere con il loro pugno di ferro.

Lo scorso 17 dicembre le Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione presentata dal Canada e supportata da 40 organizzazioni per i diritti umani, che rigetta le continue violazioni dei diritti in Iran, compresa la discriminazione contro le donne e “l’imposizione della pena di morte a persone che al momento del reato erano minori di 18 anni”. La risoluzione proibisce anche gli abusi del regime iraniano contro le minoranze, comprese le comunità religiose, e la diffusa pratica delle detenzioni arbitrarie chiedendo “la scarcerazione di coloro che sono arbitrariamente detenuti”. L’Iran ha definito la risoluzione “una farsa politica”.

Dunque, che sorte ci dobbiamo aspettare per i cristiani che decideranno di condividere la storia di Natale con i loro amici e vicini iraniani? Il prezzo da pagare è già chiaramente indicato: confisca di ogni dispositivo di comunicazione, arresto, incarcerazione, brutali interrogatori e la concreta minaccia di una spietata detenzione a lungo termine. C’è solo da augurarsi che il resto del mondo continui a tenere gli occhi aperti.

(Da: Jerusalem Post, 23.12.18)

 

Natale 2018 a Haifa, la città mista ebraica cristiana musulmana e baha’i, nel nord di Israele:

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Fonte: Israele.net

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