VICENZA- Giornata della Memoria

 In Giornata della Memoria

Nel Giorno della Memoria 2026  mi sono recato a Vicenza per partecipare all’evento istituzionale organizzato in Piazza Matteotti, rappresentando la nostra Comunità.

Devo ammettere che mi sono emozionato. Mi sono emozionato nel vedere i ragazzi delle scuole elementari, medie e licei.

Prima di recitare la preghiera di “El Male Rachamim” per le persone perseguitate e barbaricamente uccise nei vari campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale, ho spiegato che nel rito religioso ebraico c’è una preghiera specifica per commemorare i defunti: il “Kaddish”, preghiera che si può dire soltanto in presenza di dieci uomini di età maggiore a 13 anni. Ho concluso la preghiera con la dovuta traduzione di essa in lingua italiana.

Di seguito alcune parole che avrei voluto dire ai presenti, come riflessione personale.

In Itala è stato costituito già a luglio 2000 con la legge 211, il giorno del  27 gennaio come “Giorno della Memoria”, cinque anni prima di quanto designato presso l’Assemblea Generale dell’ONU a ottobre del 2005 come “Giornata internazionale della memoria della Shoah”. Questo dice tanto, dice tanto da un paese alleato della Germania nazista.

I primi interventi sono stati del prefetto di Vicenza, del sindaco di Vicenza e di Lucia Farina, la nipote di Torquato e Franco Fraccon deportati a Mauthausen in quanto avevano aiutato ebrei a fuggire in Svizzera e iscritti come “Giusti tra le nazioni” a Yad VaShem.

La citazione spesso sentita è “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare” di Primo Levi, superstite del campo di concentramento di Auschwitz.

Personalmente, trovo molto simile alla citazione di Anna Frank “Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”.

Come linea comune, espressa dal sindaco Possamai “Ricordare è assumersi la responsabilità verso il futuro” è giusto. Io aggiungo, “ma non è tutto”.

Mi permetto di rivolgermi al gruppo docente che hanno l’obbligo di insegnare ai ragazzi la storia, cercando di trarre conclusioni e insegnamenti. Insegnamenti del tipo “fare sì, fare no”.

Io aggiungerei l’obbligo morale del gruppo docente di insegnare i fatti come accaduti, senza modificare e senza storpiare o omettere. Purtroppo, negli ultimi anni si sono verificati atti di negazionismo e tentativi di sminuire l’accaduto.

Mi permetto di rivolgermi anche a voi, ai ragazzi giovani presenti, con una richiesta particolare: studiate la storia tramite i fatti veramente accaduti da vari libri e non fermarsi al primo libro che vi capita. Approfondite. Al giorno di oggi, la disponibilità dei libri è molto ampia grazie alle librerie online.

Qui, io cito nuovamente Primo Levi “Chi dimentica il passato è condannato riviverlo”. La parola “memoria” nel titolo  “Giorno della Memoria” intende questo, non dimenticare il passato. Bisogna non dimenticare il passato, il passato così come è accaduto e non storpiato, un passato pieno di dolore. La “memoria” delle persone uccise nei campi di concentramento è tramandata grazie ai famigliari rimasti in vita. Credetemi, loro non hanno il bisogno di queste manifestazioni che sono obblighi di legge. La memoria importante è quello di ricordare i fatti, così come accaduti.

Nella stessa giornata del 27 gennaio di questo anno sono venuto a sapere che è stato riportato a casa anche l’ultimo ostaggio negli mani di Hamas dal 7 ottobre 2023.

Concludo con l’immagine dell’orologio fermato a 843 giorni, 12 ore, 5 minuti e 59 secondi in Piazza dei Rapiti a Tel-Aviv

David Malamut

 

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