Una unione (אֲגֻדָּה אַחַת) – Rosh HaShanah 5786
di Rav Shmuel Rabinowitz, Rabbino del Kotel e luoghi sacri in Israele
Tradotto ed adattato da David Malamut
Rosh HaShanah non è solo il Giorno del Giudizio, è soprattutto il giorno della creazione del mondo e dell’incoronazione del Santo, benedetto Egli sia, su di noi. La regalità non ha esistenza né fondamento senza unità. Pertanto, a Rosh HaShanah, in ogni preghiera sentita e commovente, prima ancora di chiedere “gioia per la Tua terra e letizia per le Tua città, che ogni malvagità svanisca come fumo e che Tu, o Signore nostro Dio, regni presto, da solo, su tutte le Tue opere…“, chiediamo una richiesta importante:
<<E tutti formeranno un’unica unione per fare la Tua volontà con tutto il cuore.>>
(וְיֵעָשּׂו כֻלָּם אֲגֻדָּה אַחַת לַעֲשׂוֹת רְצוֹנָךְ בְּלֵבָב שָׁלֵם)
(dal Machzor di Rosh Hashana e Yom Kippur)
Rosh Hashanah è un giorno di unità. Perché, in effetti, Dio vuole che siamo uniti: che ci onoriamo a vicenda e che rispettiamo i desideri e le aspirazioni di ciascuno.
Unità non significa uniformità di opinioni. Il popolo d’Israele sarà sempre diviso in comunità, classi, tribù e congregazioni. Ma ciò che è necessario per noi come popolo è essere tolleranti verso le opinioni degli altri, anche quando sono diverse, e anche verso i loro errori. Nessuno è infallibile. E quando l’odio cieco è assente dal discorso pubblico e personale, la strada verso un mondo piacevole e corretto è spianata.
Il popolo d’Israele ha sempre saputo essere solidale di fronte alla sofferenza altrui. Il cuore ebraico non è mai rimasto indifferente di fronte alla sofferenza di individui o comunità. Le pagine della storia sono piene di storie simili. Chi non ha letto di ebrei che hanno venduto tutto ciò che avevano per riscattare i prigionieri, compresi quelli che non avevano mai conosciuto prima? Le donne ebree accettarono di donare il loro ultimo gioiello d’oro a uno straniero, solo perché era un prigioniero, perché era malato, perché era orfano, perché lei era vedova…
Esattamente ottantacinque anni fa, alla vigilia dello Yom Kippur 5701 (ottobre 1940), la nave Atlantic gettò l’ancora sulla costa di Istanbul, con a bordo 1.600 rifugiati provenienti dall’Europa centrale (“gli esuli di Mauritius“, costretti a rimanere sulla lontana e solitaria isola africana per cinque anni). Improvvisamente, come dal nulla, ebrei turchi apparvero sull’Atlantico con 1.500 pagnotte fresche. Improvvisamente i passeggeri stanchi ebbero cibo per il pasto prima del digiuno. Questo di per sé era meraviglioso, ma ancor di più: quel gesto di solidarietà risollevava il loro spirito. Perché sentivano l’abbraccio dei fratelli, e questo dava loro la forza per proseguire il viaggio.
E nello stesso periodo, nel 1940, un gruppo di ebrei tedeschi, fuggiti dal Terzo Reich, arrivò a Panama. Non avevano nulla in quella terra; tutti i loro beni erano stati abbandonati. Disperati e indigenti, rimasero prigionieri come “stranieri nemici”. Tutto questo, finché non ne vennero a conoscenza gli ebrei locali, immigrati da Aleppo in Siria. Pagarono tutto ciò che avevano per liberare il gruppo dalla detenzione e, con tutte le loro forze e ricchezze, contribuirono a fondare la comunità ebraico-tedesca a Panama.
Il popolo ebraico ha sempre saputo come unirsi e aprirsi reciprocamente nei momenti difficili. Ma il vero compito è amare e rispettare sempre, in ogni situazione.
Il nostro compito a Rosh HaShanah è presentarci davanti a Dio in unità e amore per i nostri fratelli ebrei.
La parashà letta ogni anno prima di Rosh HaShanah (parashat Nitzavim) inizia così:
<<Voi siete rimasti oggi tutti davanti al Signore, Iddio vostro i vostri capi (di migliaja, di centinaja ec.), i vostri Capi di tribù, i vostri anziani e i vostri soprantendenti, tutti gli uomini d’Israel>> (Deuteronomio 29, 9)
I commentatori spiegano che questo versetto allude a Rosh HaShanah. “Oggi” – insegna il libro sacro dello Zohar, si riferisce al Giorno del Giudizio. A Rosh HaShanah, Dio vuole che ci presentiamo davanti a Lui, tutti i livelli del popolo d’Israele, insieme, come un’unica persona con un solo cuore, senza separazioni o divisioni.
<< La vostra figliuolanza, le vostre donne, ed il forestiere vivente nel tuo campo; quegli che ti taglia le legna, e quegli che ti attigne l’acqua>> (Deuteronomio 29, 10)
A Rosh HaShanah purificheremo i nostri cuori dai sentimenti di odio e di divisione dei cuori, abbatteremo i muri delle separazioni sociali e staremo insieme davanti a Dio, “un’unica unione“. Così meriteremo un anno buono e felice.



