Un volume che non dovrebbe mancare sullo scaffale

 In consigli di lettura
Carlo Greppi cura, per Laterza, la collana “Fact Checking: la Storia alla prova dei fatti”, dove troviamo anche, di Arturo Marzano, Questa terra è nostra da sempre: Israele e Palestina, che si annuncia così: «C’è una guerra reale con migliaia e migliaia di vittime e ce n’è un’altra virtuale, quella che sui social network e nel web vede contrapposti i sostenitori di Israele e quelli pro Palestina». Io avrei aggiunto che si svolge anche nei testi scolastici, e lo dico perché vi è un libro in argomento, che non vede la luce perché gli editori non lo vogliono. Si svolge anche sulla stampa quotidiana, e vi è anche un pregevole studio del Prof. Sergio Della Pergola, si svolge anche in televisione, si svolge nell’editoria, dove i grandi editori non pubblicano o tendono a non pubblicare, dei testi che non siano antisraeliani; sul punto, vedi M. Gersony, Esterina Dana, «Editoria vigliacca»: se in vetrina trovo solo libri propal (e tutto il resto scompare), B Magazine, 2026, p. 22.
Non so se Carlo Greppi abbia letto il libro di Nathan Greppi (nessuna parentela fra i due), che appresso commento, dal titolo Fact-Checking su Israele, L’altra faccia della storia, Lindau, Torino, 2026, con brillante prefazione di Gianni Scipione Rossi.
Nel libro di Nathan, anche le citazioni sono importanti, vien detto che Mahmoud Darwish, in un’intervista del 1996 alla poetessa israeliana Helit Yeshurun, disse: «Sai perché noi palestinesi siamo famosi? Perché voi siete il nostro nemico. L’interesse per la questione palestinese deriva dall’interesse per la questione ebraica. Se fossimo in guerra con il Pakistan, nessuno avrebbe sentito parlare di me». Non so se sia scientificamente esatto, ma forse sì, visto che il metodo scientifico coinvolge la fase sperimentale, come séguito delle ipotesi. Questo è un punto di partenza, riassumibile e riassunto in inglese: «No jews, no news». Non vorrei fare come un noto anziano conduttore televisivo, che ha l’abitudine di intervistare solo sé stesso, però mi voglio concedere il vezzo di aggiungere a quanto Nathan spiega brillantemente, che l’ottusità è congeniale a chi privilegia l’odio ideologico sul dato scientifico: ben venga, allora, questo bellissimo e utilissimo contributo di Nathan Greppi.
Si tratta di controllare i fatti, perché ora una casa editrice meridionale pubblicizza l’ennesimo libro contro Israele, domandandosi come mai il sionismo sia diventato genocidario (sic). Come ne escono gli ebrei nel mondo, considerando: a) che nessuno dei c.d. antisionisti, anche se richiesto, si cura dal definire il sionismo b) che ipotizzando che il sionismo, come dice Michael Walzer, «significhi la credenza nella legittima esistenza di uno Stato ebraico, null’altro (…)» poiché il 90% degli ebrei siano sionisti, saremmo tutti dei genocidi?
Il volume di Nathan Greppi affronta il rapporto tra ebraismo e sionismo, indi confuta le accuse di genocidio e apartheid, poi tratta la narrazione prevalente della storia d’Israele e dei palestinesi, il ruolo dell’Onu e delle Ong e, infine, le teorie cospirative.
Ad esempio, Nathan Greppi scrive che ci sono anche coloro che, pur riconoscendo che vi è una crescita dell’antisemitismo, ne attribuiscono tuttavia la colpa non a coloro che lo aizzano, ma alle politiche del governo israeliano. Tuttavia, gli stessi che promuovono questa tesi non direbbero mai che l’islamofobia è colpa dell’ISIS o di Hamas, o che la  ziganofobia e il razzismo verso i neri siano colpa dei rom e dei neri che commettono crimini. Nathan non si limita a descrivere e confutare, ma spiega anche le ragioni che portano a violare le regole della logica, per accanirsi invece sugli ebrei. Un volume indispensabile, che non dovrebbe mancare nei nostri scaffali.

Emanuele Calò

 

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