Solo l’amore trionferà – Parashat Acharei Mot – Kedoshim
di Rav Shmuel Rabinowitz, Rabbino del Kotel e luoghi sacri in Israele
tradotto ed adattato da David Malamut
Questi giorni, i giorni del conteggio dell’Omer, servono a preparare un “vaso ricettivo” interiore in vista della festa di Shavuot, il tempo del dono della Torah. Questi giorni portano con sé anche un doloroso ricordo storico: la morte di 24.000 discepoli di Rabbi Akiva, che “non si trattavano con rispetto reciproco“. Allo stesso tempo, sono anche giorni di grande luce, durante i quali i segreti della Torah furono rivelati da Rabbi Shimon bar Yochai, discepolo di Rabbi Akiva.
Proprio perché questi sono giorni di così grande importanza, anche la richiesta che ci viene fatta è maggiore: affinare il nostro comportamento, essere più precisi nella nostra condotta verso gli altri ed esaminare i nostri tratti caratteriali. Soprattutto, spicca il versetto della parasha di questa settimana:
<<…ma ama pel tuo prossimo quel che ami per te. Sono io il Signore.>> (Levitico 19, 18)
A questo proposito, il Talmud Gerosolimitano afferma:
“È stato insegnato: Rabbi Akiva disse: “Ama il tuo prossimo come te stesso” – questo è un grande principio della Torah” (Talmud Gerosolimitano, Trattato di Nedarim 9, 4)
Questa celebre frase spesso perde il suo significato. Compare nelle canzoni per bambini, viene cantata in modo semplice e percepita come un banale slogan generico del tipo “essere gentili“. Ma un’analisi più approfondita ci impone di fermarci e chiederci: è davvero questo “il grande principio della Torah“?
Se ci venisse chiesto, probabilmente indicheremmo valori come l’osservanza dello Shabbat, lo studio della Torah o la modestia. Tuttavia, Rabbi Akiva, di cui si dice che fosse degno di ricevere la Torah tramite lui, sceglie di porre l’amore per il prossimo come parte fondamentale e centrale dell’ebraismo. Questo non significa, ovviamente, che l’amore per il prossimo sostituisca, e ciò che Dio non vuole affatto, l’adempimento dei comandamenti. Piuttosto, è il fondamento su cui tutto è costruito.
Studi recenti indicano che ogni persona possiede un sistema interno, quasi automatico, che classifica le persone in una frazione di secondo: “chi è come me” e “chi è diverso da me“. Di conseguenza, si sviluppa una reazione positiva o negativa. Il risultato è una divisione inconscia in gruppi: religione, cultura, genere, ideologia. Questa divisione a volte crea distanza e persino alienazione verso coloro che non sono “come noi”. Questo atteggiamento impedisce a una persona di raggiungere il nostro vero scopo, che si fonda su un sistema inscindibile di amore per l’umanità e amore per Dio. A questo proposito, il Maharal di Praga scrive:
“Il comandamento in Israele è “Ama il tuo prossimo come te stesso”, perché chi ama il prossimo ama anche Dio, perché chi ama un essere ama tutte le opere delle sue mani… perciò, quando si ama Dio, è impossibile non amare le sue creature. E se si odiano le creature, è impossibile amare Dio che le ha create.” (Netivot Olam, Nativ Ahavat Rea, Capitolo 1)
Il messaggio è chiaro: l’amore per l’umanità e l’amore per Dio sono un unico sistema. Non si può affermare di amare il Creatore e al contempo mancare di rispetto alle Sue creature. C’è spazio per il disaccordo, per opinioni diverse e per stili di vita differenti, ma l’odio, il rifiuto o la divisione in “noi e loro” non possono coesistere con il servizio a Dio.
Così si narra di Alter di Kelm (Simcha Zissel Ziv, nato a Kelmė in Lituania e fondatore di Talmud Torah a Kelm), che combatté strenuamente contro i movimenti illuministi del suo tempo. Eppure, quando uno dei suoi oppositori morì, fu trovato in lacrime. Quando coloro che gli erano vicini espressero stupore, spiegò: la lotta era contro le idee, non contro le persone.
Questa comprensione, che Dio e le Sue creature siano un’unità inscindibile, è la tradizione che ci è stata tramandata dal Rabbi Akiva. Proprio lui, che iniziò la sua vita come pastore senza istruzione, può insegnarci il legame tra l’uomo e Dio che scaturisce dall’amore per il prossimo. Perché se non fosse stato per la fede di sua moglie Rachele nel suo potenziale, avremmo perso tutto il bene che egli ha portato nel mondo.
Questa intuizione illumina la grandezza del principio di Rabbi Akiva, poiché unisce e lega la nazione ebraica a Dio in un’unica entità che conduce ogni individuo al proprio scopo.
Da ciò comprendiamo perché il Rabbi Akiva definì l’amore per il prossimo come “un grande principio della Torah“. È il fondamento su cui si basa ogni cosa. Soprattutto in questi giorni di preparazione alla ricezione della Torah, dobbiamo comprendere che affinare i tratti del carattere e rafforzare le mitzvot interpersonali sono la chiave per ricevere la Torah e servire Dio. Senza questo lavoro interiore, rimaniamo incompleti.
Un suggerimento pratico: ognuno può scegliere di migliorare una qualità – pazienza, rispetto, generosità, ascolto – e concentrarsi su di essa durante questi giorni. Un piccolo ma costante impegno può portare a grandi cambiamenti. E allora si rivela qualcosa di sorprendente: chi migliora il proprio rapporto con gli altri non solo ne trae beneficio in un ambito, ma merita anche una connessione più forte con Dio.



