Ognuno è speciale
Parashat Naso’ 5786
di Rav Shmuel Rabinowitz, Rabbino del Kotel e luoghi sacri in Israele
tradotto ed adattato da David Malamut
La Parasha di Naso è la parasha più lunga della Torah, con 176 versetti. Ma ciò che rende unica questa parasha non è solo la sua lunghezza, bensì una sezione specifica e sorprendente al suo interno. Subito dopo la Birkat Kohanim, la benedizione sacerdotale in cui i Kohanim benedicevano l’intera nazione con pace, grazia e protezione divina, la Torah descrive dettagliatamente i sacrifici offerti dai dodici “nesi’im“, o capi tribù, durante la dedicazione dell’altare nel deserto.
Questa descrizione occupa una parte considerevole della parasha, per la precisione 78 versetti, quasi metà della parasha stessa. Ma ciò che è particolarmente sorprendente è che la Torah ripete la descrizione del sacrificio di ciascun “nasi” parola per parola, quasi alla lettera.
La Torah è incredibilmente precisa. Non c’è lettera o segno superfluo. Pertanto, è incredibilmente sorprendente che la Torah ripeta le stesse parole più e più volte, quando avrebbe potuto semplicemente elencare i nomi dei capi tribù e descrivere l’identico sacrificio che tutti hanno offerto.
Il rabbino Shlomo Ephraim di Luntschitz, uno dei più rinomati commentatori della Torah del XVI secolo, scrisse quanto segue:
«Dopo che la Scrittura ha menzionato il sigillo di tutte le benedizioni, che è la pace – ovvero la Benedizione Sacerdotale – ha subito iniziato la sezione in cui si allude alla pace stessa. Per questo motivo, riguardo al primo principe si afferma già: “E la sua offerta”, come se un altro lo avesse preceduto, affinché non si insuperbisse dicendo: “Io ho portato la prima offerta”. Allo stesso modo, il titolo di “principe” non viene menzionato in relazione a lui, affinché non si innalzi e dica: “Io regnerò”, poiché l’arroganza è la causa di ogni contesa e di ogni afflizione.
E nel Midrash (Esodo Rabbah 15, 6) si dice che le dodici tribù furono paragonate alle dodici costellazioni, che si muovono come una sola che scende una scala all’indietro, ognuna credendosi la prima.
Per questo motivo, la Torah si è dilungata nel narrare tutte le offerte di tutti e dodici i principi, affinché nessuno fosse subordinato a un altro. E tutto ciò per amore della pace.» (Kli Yakar, Numeri 7, 12)
Secondo lui, la Torah cerca di prevenire la competizione occulta. Sebbene i capi tribù fossero rappresentanti scelti dal popolo, individui di grande statura spirituale e personale, anche le persone di alto rango possono sentire il bisogno di riconoscimento in occasioni festive e pubbliche. Pertanto, la Torah si preoccupa che ognuno di loro riceva lo stesso status, la stessa descrizione e esattamente lo stesso livello di importanza.
In un mondo di verità spirituale, pensieri di superiorità, gelosia o competizione non dovrebbero trovare spazio. Agli occhi del Creatore, tutti gli esseri umani hanno lo stesso valore e ognuno è parte inseparabile del creato. Pertanto, soprattutto in un evento così centrale e pubblico, era importante creare un’atmosfera di pace e unità, e non lasciare spazio a sottili lotte per l’onore. Per questo motivo, la Torah ripete e descrive in dettaglio l’offerta di ciascun capo tribù, per sottolineare che nessuno era più importante di un altro e che nessuno aveva un vantaggio sugli altri.
Tuttavia, questa spiegazione lascia ancora un interrogativo aperto. Se l’obiettivo fosse stato quello di dare pari dignità a ciascuno, sarebbe bastato menzionare i loro nomi e poi affermare che tutti avevano portato la stessa offerta. Perché, allora, questa ripetizione completa e dettagliata? Qui entra in gioco una comprensione più profonda.
Il Rebbe di Slonim, autore di Netivot Shalom, si sofferma su un verso che ricorre spesso nella descrizione delle offerte:
“Cinque montoni, cinque capri, cinque agnelli di un anno“.
Si chiede perché il numero cinque compaia così frequentemente e spiega che allude ai cinque sensi dell’essere umano – vista, udito, olfatto, gusto e tatto – attraverso i quali una persona percepisce e interpreta il mondo.
Ognuno vede la realtà attraverso il proprio mondo interiore. Due persone possono assistere allo stesso identico evento, eppure una vi vedrà speranza e l’altra pericolo. Una persona percepirà la critica come un’opportunità di crescita, mentre un’altra come rifiuto e insulto. Lo stesso odore, lo stesso sapore, la stessa esperienza possono essere interpretati in modi completamente diversi da persone diverse.
Secondo questa idea, anche se le offerte apparivano identiche esteriormente, il loro significato interiore era completamente diverso. Nel mondo ebraico, un atto spirituale compiuto da più persone, anche se apparentemente identico, non è semplicemente un rituale, ma l’espressione del mondo interiore di ciascuno e dell’intenzione che lo anima.
Pertanto, sebbene la Torah utilizzi la stessa formulazione, non si tratta di una vera e propria ripetizione. L’offerta di un capo tribù non è identica a quella di un altro, perché ognuno ha portato con sé un mondo interiore diverso: pensieri diversi, emozioni diverse e una coscienza spirituale unica.
Questo messaggio è di grande attualità anche nella vita moderna. A volte sembra che le persone vivano routine simili: lavorano, pregano, costruiscono famiglie, compiono buone azioni. Dall’esterno, tutto appare quasi identico. Ma la Torah ci ricorda che il vero significato di un’azione non risiede solo in ciò che si vede esteriormente, ma anche in ciò che accade nel cuore di una persona. Lo stesso identico atto può essere meccanico e vuoto, oppure ricco di profondità, intenzione e significato.
Questo è uno dei messaggi più profondi della Parasha di Naso: gli esseri umani possono compiere le stesse azioni esteriormente, eppure nessuno è veramente identico a un altro. Ogni persona ha il proprio mondo interiore, il proprio modo unico di pensare, sentire e agire, e una prospettiva che nessun altro possiede. Quando questa idea viene interiorizzata, anche le azioni quotidiane assumono un nuovo significato.
Una persona deve comprendere che la propria unicità non è casuale, ma è composta da un insieme di tratti e scelte che la plasmano soltanto. Pertanto, ogni individuo ha una profonda responsabilità personale di adempiere al proprio ruolo nel mondo, anche quando sembra che gli altri stiano facendo esattamente la stessa cosa. Infatti, pur essendo una sola nazione, ogni persona è unica.



