MEDIO ORIENTE – Il 7 ottobre dei drusi: «Il silenzio non è più un’opzione»
Del 7 ottobre conosciamo già i dettagli, le violenze indicibili largamente ignorate dalla comunità internazionale. Comunità che oggi fa lo stesso con i drusi salvo poche eccezioni.
Documenta l’orrore avvenuto in Siria e interrotto dall’intervento di Israele il rapporto “Atrocità sistematiche contro i drusi a Sweida” a cura del Druze Documentation Nexus. pubblicato sul sito dell’istituto Memri. Nel rapporto vengono dettagliati i crimini compiuti da parte delle forze del regime siriano insieme ad alcune milizie terroristiche e alle tribù beduine locali e si fornisce anche una prima lista con i nomi di 245 vittime tra drusi e cristiani. Oltre mille morti, centinaia di feriti e rapiti. Violenze sessuali, umiliazioni e torture mirate. Blocchi medici. E come già in Israele ai tempi del 7 ottobre, decine di migliaia di persone sfollate. «Il silenzio non è più un’opzione. I drusi e altre minoranze chiedono solo per il diritto di vivere in pace sulla loro terra ancestrale», si legge all’inizio del rapporto, nel quale si sollecitano le istituzioni internazionali a intervenire con fermezza. Vengono chieste in particolare quattro azioni: l’istituzione di una inchiesta urgente su mandato delle Nazioni Unite «per indagare su crimini contro l’umanità», l’accesso umanitario immediato «per valutare e rispondere ai bisogni dei sopravvissuti», l’adozione di sanzioni e provvedimenti da applicare contro individui e organismi «che operano all’interno del governo di Al-Joulani, in quanto complici delle violenze», l’attivazione da parte della comunità internazionale di «meccanismi di protezione per le minoranze vulnerabili in Siria, per prevenire il ripetersi di tali episodi».
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