La Shoah e il dolore

 In Dall'Ufficio Rabbinico, Giornata della Memoria

Pubblichiamo la lettera del Rabbino Tomer Corinaldi

in data 23-01-2026

Alla cortese attenzione

del Sindaco di Verona, Damiano Tommasi, e dell’Amministrazione Comunale di Verona

dell’Assessore Jacopo Buffolo

dell’Università di Verona

del Prof. Renato Camurri

dei miei fratelli e sorelle della Comunità Ebraica di Verona

————-La Shoah e il dolore————–

Provo un dolore profondo e una reale ferita nel constatare che, nell’ambito delle iniziative del Giorno della Memoria della Shoah, sia stato inserito un evento dal titolo

“Gaza e il conflitto israelo-palestinese”, dedicato a un conflitto politico contemporaneo .

Non intendo entrare nel campo della politica, e sappiamo bene che nel mondo esistono molti conflitti dolorosi. Anche lo Stato di Israele vive, purtroppo, una lotta continua fin dalla sua nascita. Tuttavia, esiste una differenza profonda e sostanziale tra i conflitti politici, per quanto duri e drammatici, e la Shoah.

La memoria non tollera né richiede interpretazioni.

La storia è troppo dura .

La memoria chiede silenzio e ascolto .

Il Giorno della Memoria della Shoah dovrebbe essere un momento di questo tipo.

È importante ricordare che in Italia il Giorno della Memoria della Shoah non nasce da una consuetudine o da un’imitazione, ma da una legge dello Stato appositamente istituita. Con la Legge n. 211 del 20 luglio 2000, è stata l’Italia stessa a istituire un giorno dedicato alla memoria della Shoah, grazie all’impegno dell’onorevole Furio Colombo, che si batté affinché questa memoria avesse un riconoscimento giuridico e civile chiaro e inequivocabile.

La Repubblica italiana riconosce il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, come Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (lo sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione degli ebrei italiani, gli italiani che subirono la deportazione, la prigionia e la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si opposero al progetto di sterminio e, a rischio della propria vita, salvarono altre vite e protessero i perseguitati .

Il Giorno della Memoria della Shoah è dunque chiamato a essere uno spazio chiaro, protetto, non sovrapponibile .

La Shoah non è una metafora e non è una cornice per paragoni. È una ferita aperta, unica, ebraica.

Come persona che conosce da vicino molti sopravvissuti alla Shoah, e come Rabbino della Comunità Ebraica di Verona che ha visitato i campi di sterminio di Auschwitz, Treblinka e altri, so con assoluta certezza che la Shoah non ebbe alcun legame con la guerra. Gli ebrei non avevano un territorio, non avevano un esercito, non avevano una posizione politica definita. Non erano parte di alcun conflitto .

La Shoah e i campi di sterminio furono un piano sistematico, intenzionale e malvagio per distruggere l’intero popolo ebraico — uomini, donne e bambini — unicamente perché ebrei. Un progetto organizzato di annientamento di un intero popolo, nel quale furono assassinati sei milioni di ebrei, un terzo del popolo ebraico. Senza dubbio, l’evento più crudele della storia dell’umanità .

L’iniziativa di inserire un evento dedicato a un conflitto attuale nel contesto delle commemorazioni della Shoah, anche senza entrare nel merito dei contenuti, produce un pericoloso offuscamento del significato storico e morale della Shoah. La negazione della Shoah non si manifesta solo nel negare l’assassinio o il numero delle vittime, ma anche nel cancellarne l’unicità, nello sradicarla dal suo contesto ebraico e nel trasformarla in una cornice generica di paragoni. Si tratta, a mio avviso, di una forma profonda e dolorosa di negazione della Shoah.

I nostri maestri insegnano che una mezza verità è peggiore di una menzogna. La sola presenza di un evento di questo tipo nel contesto del Giorno della Memoria della Shoah, indipendentemente dai suoi contenuti, trasmette un messaggio grave, che rischia di svuotare la Shoah del suo significato storico e morale.

In questi giorni stiamo leggendo in sinagoga il racconto dell’uscita dall’Egitto, il momento in cui il popolo d’Israele nasce come popolo libero. La libertà è il fondamento dell’esistenza umana. Quando questa libertà fu negata agli ebrei

con una crudeltà indescrivibile nei campi, gli esseri umani furono ridotti a numeri, a forza-lavoro priva di identità .

Per questo tale accostamento mi ferisce profondamente, non solo come Rabbino, ma come uomo e come figlio di questo popolo. In me nasce una domanda molto difficile: se questo è il messaggio che passa nella settimana del ricordo della Shoah, dobbiamo forse chiederci con onestà se sia giusto prendere parte a una commemorazione impostata in questo modo ?

Non posso ignorare un’ulteriore questione. In passato, in qualità di Rabbino della Comunità Ebraica di Verona, sono stato invitato a intervenire e a guidare la preghiera durante le cerimonie centrali del Giorno della Memoria. Dopo il 7 ottobre si è verificato un cambiamento significativo e quest’anno non ho ricevuto alcun invito a pregare o a partecipare in modo attivo agli eventi del Giorno della Memoria. Ciò suscita in me una profonda perplessità .

Il Rabbino rappresenta, a nome della Comunità Ebraica, l’identità ebraica. Quando questa voce viene meno nello spazio pubblico, sorge una domanda difficile: quale messaggio intendono trasmettere gli organizzatori al pubblico? Sei milioni di ebrei furono assassinati nella Shoah, tra cui circa 7.900 ebrei italiani, per una sola ragione: erano ebrei. Il tentativo di separare la Shoah da questo contesto è una dolorosa riscrittura della storia .

Eppure, nonostante il dolore e l’inquietudine, scelgo di non rinunciare alla speranza. La memoria, quando è fedele a se stessa, conserva ancora la capacità di unire, educare e aprire spazi di ascolto sincero.

Da questo luogo scelgo di non chiudermi, ma di restare aperto al dialogo. Desidero credere che le scelte compiute non siano nate da un’intenzione negativa, ma da buone intenzioni, ed è per me importante affermare che la strada della riparazione resta aperta. Spero che in futuro vi sia un coinvolgimento più ampio della Comunità Ebraica e del Rabbino nella programmazione della Settimana della Memoria, e una maggiore attenzione ai contenuti proposti nel corso di essa .

Con dolore e con speranza ,

Rav Tomer Corinaldi

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