Il lungo secolo della leggendaria libreria antiquaria triestina di Umberto Saba
Si è conclusa martedì 16 settembre presso la Società Letteraria di Verona la ventiseiesima edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica.
Il prof. Riccardo Mauroner nella conferenza “Tra abisso ed eternità, tra parole e silenzi” ha raccontato il lungo secolo della leggendaria libreria antiquaria triestina di Umberto Saba e dei suoi numerosi, talvolta originalissimi (come il proprietario) clienti.
La Libreria Antiquaria Umberto Saba, nata nel segno del modello culturale lasciato dal precedente proprietario, Giuseppe Maylander, anch’esso libraio ed editore, dal 1919 è diventato un punto di riferimento non solo per la città di Trieste e la cultura italiana ma anche un piccolo golfo per tutta la grande tradizione della mitteleuropa ebraica. ” La acquistai con l’intenzione -scrive Saba in Storia di una libreria- di buttare nell’Adriatico tutti quei vecchi libri che conteneva, di rivenderla vuota ad un prezzo maggiore. (Tutti cercavano allora una bottega a Trieste).
Ma dopo pochi giorni, non ebbi più il coraggio di attuare il primo progetto; quei vecchi libri – nessuno dei quali mi interessava per il contenuto – mi avevano incantato… È stato così che ho passato in quell’antro oscuro la metà circa della mia vita”. Quell’ ” antro oscuro” in riva al mare e insieme nel cuore della città divenne, con gli anni, un piccolo golfo di carta e insieme una porta aperta ai sogni della mitteleuropa asburgica e adriatica.
Nel racconto del prof. Mauroner, dentro un originale e talvolta bizzarro crocevia etnico religioso e linguistico sono sfilati i volti e le parole degli amici fraterni Guido e Giorgio Voghera, Bruno Pincherle pediatra filantropo triestino e massimo collezionista europeo di Stendhal; e ancora clienti capricciosi e originali, da Italo Svevo a Pier Antonio Quarantotti Gambini a Bobi Bazlen ideatore dell’ Adelphi a Edoardo Weiss il fondatore della psicoanalisi in Italia e amico medico curante dell’ eterno nevrotico Saba. Piccole e grandi storie, cronache quotidiane innervate di tutte le correnti e controcorrenti culturali slave, tedesche, levantine, in cui ogni elemento veniva accolto, rimandato, assimilato, conciliato poeticamente da una originale e talvolta disperata italianità tutta ebraica e triestina. Indimenticabili le figure di Virgilio Giotti, il grande poeta artigiano creatore di straordinarie copertine acquarellate oltrechè del logo della libreria e Carletto Cerne il commesso che “più con i fatti che con le parole “, in un rapporto padre e figlio, aiutò Saba a vivere come libraio ed editore. Una favolosa stagione culturale, irripetibile, di una città di frontiera, cresciuta malgrado tutto dentro le tragedie di due guerre mondiali e i giorni dello sterminio degli ebrei d’Europa, che malinconicamente sembra da tempo perduta nei polverosi e silenziosi archivi del mondo di ieri.



