Conoscere l’ebraismo, presentate le 16 schede Ucei-Cei
Noemi Di Segni: «Un frutteto da coltivare»
La serata, introdotta da Francesco Di Nitto, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, è proseguita con due sessioni moderate da Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei e rav Ariel Di Porto, membro del Consiglio dell’Assemblea Rabbinica Italiana (Ari) e della Consulta Rabbinica.
Nella prima, Ottolenghi e Savina si sono soffermati su “Il metodo italiano” alla base di questo sforzo congiunto. Nella seconda, intitolata “Una buona prassi per la corretta conoscenza dell’ebraismo”, hanno preso la parola l’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, Matteo Maria Zuppi, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, e il rabbino capo di Milano e presidente dell’Ari Alfonso Arbib. «Stiamo attraversando momenti di storia difficili, ma il dialogo fraterno è l’unica via», ha affermato Zuppi. «L’amicizia vera non ignora le difficoltà, ma le affronta. Non bisogna mai abbassare la guardia sull’antisemitismo», ha proseguito il presidente della Cei. Quando il lavoro sulle schede ha preso il via «l’antisemitismo c’era, ma oggi è un problema drammatico», ha rilevato Arbib, collegato a distanza. «Torna anche nel mondo cattolico, tocca in particolare i giovani. Queste schede sono uno strumento utile per affrontarlo, per combattere le falsità e andare al di là dell’apparenza». Per Di Segni «c’è bisogno di ricominciare» e di lavorare sulla conoscenza, valorizzando un’identità ebraica positiva. In quest’ottica, «abbiamo capovolto un sistema e aperto alla necessità di educare e formare» per rendere i cristiani più consapevoli sull’ebraismo e quindi su quelle che «sono le loro radici».
Adam Smulevich
Post recenti



