Con tutto il cuore e in salute (Innocente e contento) – Parashat Shoftim 5786

 In Parashà della Settimana

di Rav Shmuel Rabinowitz, Rabbino del Kotel e luoghi sacri in Israele

Tradotto ed adattato da David Malamut

Per molti, un tamim, ovvero una persona “semplice” o “ingenua“, è qualcuno che si lascia facilmente ingannare, che crede a tutto ciò che sente e non esercita un sano discernimento. Tuttavia, nel linguaggio della Torah, il termine assume un significato completamente diverso: tamim esprime integrità e completezza.

Il sacrificio offerto nel Tempio doveva essere tamim: integro e privo di difetti. Anche Giacobbe, il nostro antenato e il prescelto tra i Patriarchi, viene descritto come un ish tam – un “uomo integro“, espressione che indica una persona completa, retta e priva di difetti morali. Nell’ebraismo, dunque, essere tamim non rappresenta una debolezza, bensì una grande virtù.

Questo concetto è espresso in uno dei versetti centrali della parasha della Torah di questa settimana, un versetto che trasmette un principio profondo della fede ebraica.

La Torah descrive pratiche diffuse nel mondo antico: il ricorso a stregoni, maghi, indovini e a coloro che sostenevano di comunicare con i defunti, nella convinzione che potessero svelare il futuro o controllare forze occulte. Molte persone erano attratte da tali fenomeni, poiché sembravano conferire potere e influenza; tuttavia, la Torah li rifiuta inequivocabilmente. Essa insegna che gli esseri umani non possiedono un potere autonomo di modificare la realtà attraverso forze misteriose e che tali pratiche non costituiscono una fonte autentica di conoscenza o di controllo.

I nostri Saggi hanno esteso questo divieto a superstizioni sviluppatesi nel corso delle generazioni. Spesso, anche persone colte e intelligenti adottano pratiche prive di fondamento: una camicia “portafortuna”, una sequenza di azioni ritenute propizie al successo e simili. È interessante notare come anche chi non crede affatto nel Creatore possa aggrapparsi a tali convinzioni. Come ha affermato un pensatore: “Non esiste persona che non creda in qualcosa“. La questione è se si scelga di credere in una verità stabile e fondata, oppure in credenze prive di reale fondamento.

Difatti, dopo aver elencato tutte queste forme di stregoneria e divinazione, la Torah conclude con un’affermazione breve, chiara e inequivocabile:

<<Leale devi essere verso il Signore, Iddio tuo.>> (Deuteronomio 18, 13)

Rashi spiega questo concetto come un principio fondamentale della fede:

«Cammina con Lui con cuore integro e confida in Lui, senza cercare di scrutare il futuro. Accogli invece con tutto il cuore qualunque cosa ti accada; così facendo, sarai con Lui e parteciperai alla Sua eredità».

A prima vista, si potrebbe pensare che l’integrità di cui parla la Torah corrisponda a quella sorta di ingenuità spesso disprezzata dal mondo – secondo il detto popolare: «Lo stolto crede a tutto». Potrebbe sembrare che la Torah chieda alla persona di non porsi domande, di non indagare, ma semplicemente di accettare ogni cosa. Per questo motivo, nel corso delle generazioni, non sono mancati coloro che hanno dipinto i credenti come persone ignoranti e prive di intelligenza, pronte a eseguire ciecamente qualsiasi ordine senza riflettere.

Ma il significato è ben diverso. L’integrità di cui parla la Torah è una completezza interiore e una ferma fiducia nel proprio cammino. Una persona integra non si lascia trascinare da ogni nuova idea né impressionare da ogni credenza passeggera. Una volta stabilito che esiste un Creatore del mondo – Colui che guida la realtà, che ci ha donato la Torah e che veglia su ogni dettaglio – non si ha più bisogno di cercare altre fonti di sicurezza o di successo. Si trova stabilità in un percorso saldo, che non muta al variare dello spirito dei tempi.

Uno dei pilastri che contraddistinguono la fede ebraica è l’importanza attribuita allo studio, all’indagine e alla comprensione. Nel corso delle generazioni si è sviluppata un’immensa letteratura volta a spiegare i fondamenti della fede, le ragioni dei comandamenti e il loro significato: dall’interpretazione letterale delle Scritture fino agli ambiti della filosofia ebraica, della Kabbalà e del pensiero esoterico. Basta porsi domande e approfondire per trovare, alla fine, una risposta a tutto.

Le superstizioni, al contrario, si fondano generalmente sull’abitudine, sulla paura o sulla tradizione popolare, prive di qualsiasi base certa. Chi ha bisogno di amuleti, segni portafortuna o rituali vari per sentirsi sicuro rivela, di fatto, una mancanza di sicurezza interiore. La persona autenticamente integra trova la propria sicurezza nella fede nel Creatore del mondo e, di conseguenza, il suo cuore è più sereno.

Questo concetto è espresso anche dal grande Rabbino Levi Yitzchak di Berditchev:

“Il principio fondamentale è che il modo di agire del Creatore, benedetto Egli sia, consiste nel fare il bene, specialmente verso Israele, il Suo popolo intimo e amato, chiamato ‘figli di Dio’. Certamente, un padre provvede ai bisogni e ai desideri del figlio ancor prima che questi debba chiederlo. E chi nutre tale fede nel Creatore vedrà certamente soddisfatti i propri bisogni. Questo è il significato sotteso alle parole: ‘Sii integro con il Signore’: quando raggiungi uno stato di integrità, quando hai fede nel Creatore — benedetto Egli sia — che Egli certamente provvederà alle tue necessità, allora saprai di essere davvero ‘con il Signore tuo Dio’, e che, certamente, il Signore è con te.” (Kedushat Levi, Parashat Shoftim)

Le sue parole illuminano un principio profondo: maggiore è l’integrità di una persona, più stretto diventa il suo legame con Dio. Chi crede con tutto il cuore merita, secondo le parole di Rabbi Levi Yitzchak, che Dio lo accompagni e riversi su di lui la Sua bontà.

Diventa così evidente che essere un “ebreo integro” è un titolo d’onore. Esso descrive una persona che ha trovato un cammino stabile e chiaro, e che non si lascia scuotere da ogni idea passeggera o dalle mutevoli tendenze spirituali. È proprio questa integrità — intesa nel suo senso più profondo di completezza — a creare un legame stretto con il Creatore e a conferire stabilità alla persona lungo tutto il corso della vita. In una prospettiva più ampia, appare chiaro che chi non insegue ogni novità, ma resta fedele al percorso scelto con cura, è colui che, alla fine, va più lontano di tutti coloro che si vantano di essere sofisticati.

Tuttavia, non dovremmo dimenticare le parole del rabbino Naftali di Ropshitz:

«La rettitudine del cuore è superiore alla sapienza; tuttavia, a un ebreo è richiesta una grande sapienza prima di poter raggiungere il livello del precetto: “Sarai integro con il Signore, tuo Dio”».

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